Sport Estremi

Gli sport estremi tra passione, follia e buisness

Forse in nessun’altra area sportiva la distinzione tra dilettante e professionista, tra amatore e agonista rischia di essere, oltre che difficoltosa, così parziale e ingannevole. “Adrenalina” è il termine più diffuso nei racconti di chi pratica abitualmente o abbia provato almeno una volta l’esperienza deglisport estremi, o sport d’avventura. “Sfida” si classifica al secondo posto.

Quando si parla di sport estremi l’aggettivo è forse più espressivo del sostantivo. Nella vita quotidiana (carriera, lavoro) si è spesso più soggetti alla volontà degli altri che al proprio valore oggettivo. Trovarsi invece in situazioni difficili, pericolose, in qualche misura primitive per il contatto con gli aspetti più particolari della natura è, davvero, il significato di queste pratiche, più del diporto, in senso classico, da cui derivano nome e concetto abituale di sport. Bisogno di avventura, sensazioni forti e fuori dall’ordinario, filosofia di vita, ritorno all’essenziale: sono questi i primi valori e riferimenti degli amanti di tali discipline. Piacere, emozioni, autodisciplina. E in più c’è il ben noto coefficiente di imprevedibilità: la sfida degli sport estremi basa il suo successo sui rischi probabili ma non certi. Paracadutismo e alpinismo non impallidiscono rispetto a certe pratiche, ma certamente hanno degli eredi moderni.
Un aspetto peculiare di tali sport è l’enorme libertà lasciata al praticante; le regole, intese in senso giuridico, sono di gran lunga inferiori a quelle tecniche, che però lasciano pochi margini agli errori: le
autoregolamentazioni più significative hanno di solito fatto seguito a circostanze dolorose, in cui hanno perso la vita anche personaggi molto esperti e famosi in tale campo. Ma il limite vero, alla fine, è rappresentato dalle variabili ambientali e dalle proprie capacità, fisiche, tecniche, soprattutto psicologiche. A tale proposito, oltre all’indubbia spregiudicatezza e al grande coraggio, negli appassionati di questi sport qualcuno ha ravvisato un possibile meccanismo controfobico, ossia una spinta ad affrontare situazioni insolite e rischiose dovuta non a mancanza di paura, ma, anzi, proprio alla voglia di negare, anche socialmente, l’esistenza di tale paura; è più o meno la stessa pulsione che spinge certi adolescenti a giochi o test pericolosissimi, che non hanno nulla a che vedere con lo sport inteso come passione, preparazione e abilità, per dimostrare qualcosa a sé e ad altri. Del resto è difficile definire il concetto di coraggio nella società di oggi.
In ogni caso i praticanti degli sport estremi sono migliaia e migliaia, non si può parlare di pochi esaltati più o meno ricchi, come poteva forse essere all’inizio, negli anni Cinquanta e Sessanta, in California o in Nuova Zelanda, considerate, di solito in questo ordine, i luoghi di origine degli sport estremi. Allora si partì con il surf, ilfree climbing o arrampicata libera (scalata di pareti in roccia senza particolari attrezzature alpinistiche), il rafting (discesa dei torrenti in zattera, o meglio su un gommone senza motore, armati di coraggio, muta, caschetto, stivaletti inneoprene e salvagente) e il triathlon (combinazione di nuoto, ciclismo e corsa). Nella pletora di classificazioni, a volte discrezionali, di tali discipline non mancano quelle che vi annoverano il trekking, posto disinvoltamente accanto, per esempio, a orienteering, parapendio e deltaplano.
Persino la mountain bike può essere in origine riconducibile a questo tipo di attività. Oggi abbiamo il downhill, percorso cross a cronometro proprio in mountain bike. Biciclette simili a moto da cross, sassi, vegetazione, punte di 90 km/h. Ancor più di recente si va diffondendo il kite surfing, che unisce la tradizionale tavola per muoversi sulle onde a una sorta di vela che fa da ala, o meglio da aquilone. Questo, lungo una decina di metri, manovrabile a due o quattro cavi, funziona come un motore ad aria che spinge l’equilibrista, legato e assicurato da un’imbragatura, facendolo (nel migliore dei casi) volteggiare. I più bravi sembra siano gli americani, seguiti da neozelandesi e australiani e, tra gli europei, da francesi e spagnoli.
Oltre agli sport già citati, tra i più diffusi oggi si possono elencare, nella certezza di tralasciarne qualcuno: il base jumping, lancio con il paracadute effettuato dai posti più stravaganti (“base” è l’acronimo degli equivalenti inglesi di edifici, torri, ponti e scogliere); il bungee jumping (nascente da un antico rituale d’iniziazione di una tribù delle Nuove Ebridi che segnava il passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta), considerato in certi casi propedeutico al paracadutismo o al volo in deltaplano; il canyoning o torrentismo, per il quale, oltre a tuta di neoprene, casco, giubbetto, ganci, corde e spirito di avventura, occorre avere ben chiari tabella delle difficoltà e tempi di percorrenza; il cascatismo o ice climbing; la discesa di un torrente stando sdraiati su un piccolo bob di plastica (hydrospeed: a capofitto tra i gorghi, pancia praticamente in acqua, sui sassi, spesso si è travolti, ci si ribalta, si va sotto, si riprende la discesa, si prova a governare la natura); l’ice flying, ossia ilwindsurf sul ghiaccio; lo snow rafting, cioè la discesa sulla neve fuori pista in un gommone; il river trekking, vale a dire la risalita, a piedi, del letto di un fiume, superando tutti gli ostacoli che questo comporta; il parasailing o parafly, ossia il volo con l’ala di un paracadute, collegato a un’imbarcazione, che fa raggiungere quote di oltre 160 metri, da soli o in coppia: si decolla in barca, scegliendo la distanza da raggiungere tramite un apposito cavo, e si atterra sempre in barca.
Insomma, il catalogo è sterminato: passa dagli amanti della mongolfiera agli helibikers, cioè quelli che si gettano da un elicottero stando in sella a una bicicletta, ai giochi di simulazione bellica sul territorio (softair). E ancora: heliski, ovverosia lo sci con l’elicottero, skysurf, cioè il paracadutismo con una tavola ai piedi, streetluge, vale a dire la discesa su uno slittino da strada (da cui prende il nome) senza freni.
Le stesse caratteristiche tecniche dell’attività sono legate alla discrezionalità e alla fantasia, quindi nascono spesso, sperimentalmente o ludicamente, nuove discipline sulla falsariga di quelle esistenti, magari accostando due diverse specialità: è il caso, ma è solo un esempio, del kitesnow, consistente, in pratica, nel muoversi sulla neve con gli sci o con lo snowboard, sfruttando il vento grazie a un aquilone da traino: è il cugino del kite surfing praticato in mare, forse anche più silenzioso e veloce.
La mancanza di un’autentica codificazione consolidata lascia aperta persino la possibilità di effettuare degli studi di natura medica, oltre che sociologica, su alcuneprove di fatica e resistenza fisica e psicologica (si pensi alle ultramaratone sulle montagne o nei deserti, lunghe diversi giorni, in condizioni certamente non confortevoli). Occorre comunque precisare che in quasi tutte queste attività è possibile per i neofiti la presenza di accompagnatori esperti.
Ma è il fenomeno del “turismo estremo”, viaggi e vacanze organizzati appositamente per poter praticare uno o più d’uno di tali sport, a risultare in continua espansione, e solo in Italia conta diverse decine di migliaia di persone. Alcuni negozi di attrezzature tecniche si occupano addirittura di organizzare e gestire corsi di certe discipline. Inoltre esistono centri sportivi specializzati in diverse località turistiche, e persino dei parchi con strutture per questo genere di attività, a difficoltà crescente, teoricamente accessibili a tutti. Al riguardo alcuni istruttori di questi centri hanno spesso riconosciuto che la gente non si accorge dei pericoli reali, pensa solo al divertimento. E qualche sociologo sottolinea che forse l’uso eccessivo dei videogiochi e la frequentazione prolungata e quasi morbosa delweb possono alterare, nei ragazzi (in quanto personalità non ancora formate) o in altri soggetti più deboli, i nessi tra causa ed effetto e la percezione del pericolo.
Qualche maligno tira in ballo anche la moda o l’esibizionismo, più del desiderio di uscire dall’anonimato, dalla massa: si sottolinea che, se è davvero il brivido quel che si cerca, la psicopatologia di certi comportamenti metropolitani o addirittura familiari, o il percorrere determinati tratti di autostrada di notte, o condurre un’azienda in zone a forte rischio di criminalità certamente non deluderebbero le aspettative. Altre scuole di pensiero, su posizioni praticamente opposte, preferiscono evidenziare invece il possibile valore terapeutico degli sport d’avventura, in quanto tali pratiche aiuterebbero anche nella vita a superare paure e insicurezze, imparare l’umiltà, tenere conto dei propri limiti senza trucchi.
In tal senso è significativa l’esperienza dell’inglese Dean Dunbar, che a causa di una rara malattia (una forma di retinite pigmentosa) sconta da anni un forte deterioramento della vista e può essere considerato un non vedente. Ma la sua menomazione non lo frena affatto, è un assiduo e appassionato praticante di sport estremi (ne ha sperimentati più di venti), gira un po’ per tutto il mondo ed è un invito vivente a riflettere e a non scoraggiarsi.
Un ulteriore aspetto è la creazione, o il perfezionamento, di attrezzature ormai indispensabili per molte di queste attività. Abbigliamento specializzato, strumentazione, business. L’espressione “no limits” è ormai anche un noto slogan pubblicitario, e sicuramente gioca su un latente desiderio di emulazione di personaggi affascinanti anche solo tramite il possesso dei loro stessi strumenti. Ma tessuti e materiali creati e collaudati per questi scopi potranno in qualche caso aprire la strada anche a possibili produzioni industriali per altre finalità: si pensi per esempio alle emergenze per le calamità naturali.
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Il Lupo

UN LUPO FERITO UNA FEMMINA PER LA PRECISIONE CHE MANGIA DALLA MANO DEI SUO SOCCORRITORI.Questo fotogramma della storia di Lilith, che allo stremo delle forze si rifugiò in giugno in un recinto per le pecore sulle colline bolognesi, la accomuna ad un altro lupo famoso sul web, Navarre, anch’esso curato dal Centro tutela fauna Monte Adone. Navarre però non ce l’ha fatta. Lilith sì. Quattro mesi di parziali recuperi, ricadute e tribolazioni varie: ma ora è guarita e soprattutto libera. Dopo il “continua” c’è il video con la storia di Lilith pubblicato pochi minuti fa su Youtube.Lilith era stata colpita da un cacciatore e quasi certamente investita da un’auto. Prima della liberazione è stata dotata di un radiocollare per seguire i suoi spostamenti e sapere se riuscirà a reinserirsi nel branco d’origine.Mi piace sottolineare le ultime inquadrature. Lilith corre verso la libertà, ma pur senza fermarsi si volta a guardare gli uomini che l’hanno salvata. Si volta una, due volte. Come se volesse salutarli e custodire il loro ricor

La ragazza che per 2 anni ha vissuto con i lupi

In origine il Sole aveva un aiutante, che si chiamava Napi. Un giorno, dopo aver terminato il suo lavoro, Napi trovò un grosso pezzo di argilla cominciò a lavorarla per trarne fuori qualcosa. Era un bravo artigiano e riuscì a realizzare la prima figurina, con una bella forma simmetrica; successivamente ne realizzò delle altre e così realizzò le figurine di tutti gli animali della Terra. Appena ne aveva completata una, vi soffiava sopra, le dava un nome e una destinazione. La figurina si animava e cominciava a popolare la terra.

Con l’ultima rimanenza di argilla realizzò una figura nuova; la chiamò uomo e lo mandò a vivere con i lupi.

Gli animali si lamentarono perché non riuscivano ad adattarsi all’ambiente loro assegnato, perciò Napi assegnò a ciascuno l’habitat ideale. Tutti gli animali furono soddisfatti, tranne l’uomo, che vaga ancora alla ricerca di un luogo soddisfacente.

CHI È?

Il lupo è un Carnivoro antenato del cane domestico. La taglia è infatti quella di un cane di medie dimensioni, di 30-40 Kg, caratterizzato da arti più lunghi, torace possente, testa con fronte più larga e sfuggente, occhi obliqui e orecchie erette. Il mantello sfuma dal beige chiaro della porzione ventrale al beige-rossiccio dei fianchi fino al nerastro della groppa e la coda.
Il WWF ha lanciato per la prima volta in Italia l’allarme su questa specie oltre 40 anni fa: nella nostra penisola sopravvivevano appena un centinaio di lupi. Da allora la popolazione di lupo in Italia ha subito un notevole incremento, grazie anche alla sua protezione legale, iniziata negli anni ’70, alle campagne di sensibilizzazione e allo spopolamento umano delle montagne.
Tuttavia i pericoli e le minacce sono cambiati. Anzi, oggi muoiono più lupi che in passato: ne vengono uccisi oltre il 20% ogni anno, e questo dimostra che una legge non è mai abbastanza.
Le popolazioni di lupi si trovano ancora in uno stato di rischio, periodo soprattutto a causa del bracconaggio: questo rende il lupo ancora oggi una specie minacciata.

L’ABC DEL LUPO

Nome scientifico
Canis lupus

Status Vulnerabilità IUCN
LC – Least C

Caratteristiche fisiche
Il suo mantello varia a seconda dell’età e delle stagioni. Il tono dominante è bruno o fulvo con delle sfumature più chiare sulla parte mediana della testa, sulle orecchie e sulle zampe, che presentano anche un’evidente striscia scura.

Curiosità
La vista e l’udito sono molto sviluppati. Il fenomenale olfatto gli permette di sentire la presenza di prede anche a grandi distanze.

L’IBRIDAZIONE

Perché l’ibridazione tra lupi e cani randagi è un problema?
Il rischio è che gli accoppiamenti tra lupi e cani randagi portino alla perdita degli adattamenti acquisiti nel corso di milioni di anni attraverso la selezione naturale.
A questo si aggiunge l’effetto collaterale del “capro espiatorio”: i danni al bestiame causati dagli ibridi e dai cani vaganti, ben più numerosi, sono in tutto simili a quelli causati dal lupo; ma è a quest’ultimo che viene sempre data la colpa, con un accanimento sempre più marcato.
Da qualche anno la Commissione Europea ha confermato che gli ibridi rappresentano una minaccia per la conservazione del lupo.

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Cenni di storia

Già 15.000 anni fa, o forse più, l’uomo aveva iniziato questo splendido lavoro.
Sfruttò la curiosità di alcuni soggetti (lupi) verso gli accampamenti, e cercò di accattivarseli offrendo loro, avanzi di cibo. Una volta conquistatane la fiducia, li seguì nella caccia per imitarne le tecniche di predazione e cattura, al fine di perfezionare le proprie, oppure, per approfittare degli esemplari già catturati. Si servì delle loro voci e del loro comportamento all’avvicinarsi di un intruso, per mettersi in allerta e proteggere così gli insediamenti.
Nell’arco di “anni e anni” selezionò il Cane.
Ne modificò l’aspetto corporeo, per far ‘sì, che fosse più adeguato alle mansioni lavorative alle quali lo avrebbe destinato; ne modificò leggermente il carattere, alterandone o meno certune particolarità, sempre mirando ad uno specifico impegno operativo. Ma nella maniera più assoluta, non volle mutarne le qualità sociali.
Abbiamo ora, nel cane, alcune diversità nella crescita fisica e mentale a seconda della razza selezionata, ma non abbiamo, anche nelle razze più progredite, una completa crescita della personalità rispetto al progenitore lupo, vale a dire, l’evoluzione psicologica del cane si ferma allo sviluppo mentale di un lupo di un anno circa, non arriva cioè, allo stadio di maturità in cui, il branco ove è nato, comincia ad andargli stretto e così, tenta la scalata sociale per arrivare al posto di leader, o, nel caso in cui ciò non gli riuscisse, si stacca dal nucleo familiare, per formarne un nuovo.

– In ogni Cane si cela un giovane Lupo che ben si presta ad accontentare il suo capo-branco, a servirlo e onorarlo pur di avere la sua protezione e mantenere un posto all’interno del clan.

Il Lupo

“Il Lupo è un individuo sociale, quindi docile, duttile, intelligente. La natura sociale del Lupo, questo suo progredire per la vita di branco, la sua estrema disponibilità e coscienza verso ‘l’alleanza’ – la capacità di comunicare, di disporsi in maniera assennata affinché esista l’ordine, di controllare la propria indole aggressiva , di aiutare nell’allevamento dei cuccioli, di collaborare nella caccia – ha consentito il processo di addomesticamento, agevolando l’uomo nella trasformazione da Lupo a Cane.”

Il Lupo – Canis Lupus

Il Lupo (Canis lupus, Linnaeus 1758) è un mammifero placentato appartenente alla famiglia dei Canidi, ordine sistematico dei Carnivori. Le dimensioni del lupo variano a seconda della sottospecie, ma generalmente questo animale ha la taglia di un grosso cane: i maschi, generalmente più grandi delle femmine, misurano da 135 a 170 cm di lunghezza, mentre l’altezza al garrese varia da 45 a 90 cm; 30-35 cm spettano alla coda. Il peso in genere è di 25-35 kg, anche se spesso raggiunge i 40-45 Kg.
Il mantello invernale ha pelo lungo e fitto e la colorazione tende al grigiastro, contrariamente a quello estivo in cui il pelame è corto, rado, poco denso e di colore marrone-rossiccio.
Una macchia bianca si estende ai lati del muso e sulle guance, mentre la punta della coda é nera. Nella popolazione italiana e in quelle mediterranee in genere, gli arti anteriori frontalmente sono sempre percorsi da una sottile striscia longitudinale scura. Le orecchie sono triangolari, arrotondate, erette e più corte che nel cane. Gli occhi sono in genere di colore giallo dorato o ambrato.
Il Lupo in tempi storici era comune e diffuso in tutto il Nord America e l’Eurasia, con l’esclusione di Indocina e Indonesia. Attualmente, sia per la persecuzione diretta da parte dell’uomo che per l’alterazione degli ambienti idonei, la distribuzione è notevolmente più limitata e frammentata e, in Europa, le popolazioni relitte sono confinate nella ex Unione Sovietica europea, nelle penisole balcanica, iberica e italiana.
In Italia, fino a pochi anni fa, la presenza del Lupo era limitata, con poco più di 100 esemplari, alle regioni centrali e meridionali, ma negli ultimissimi anni si è verificato un incremento demografico (attualmente gli individui stimati sono 380-500) e una notevole espansione dell’areale che ora comprende anche l’Appennino settentrionale ed i primi rilievi montuosi francesi.

Questa espansione è da attribuire, verosimilmente, a tanti fattori favorevoli:

1. La protezione legale della specie,

2. L’abbandono di molte aree montane e sub montane,

3. Il ritorno in molte aree dei grossi Ungulati selvatici.

Inoltre, l’espansione della popolazione balcanica di lupi, che ormai ha raggiunto il confine italiano, lascia prevedere una rapida colonizzazione anche delle Alpi orientali.

In Calabria, dove è sempre rimasto uno dei nuclei più consistenti della popolazione italiana, l’areale, che nel recente passato comprendeva il Pollino, la Sila e parte della Catena Costiera, si è espanso verso sud fino all’Aspromonte da dove era scomparso da alcuni decenni.
Le popolazioni isolate sopravvissute nell’Europa meridionale (Italia, Spagna e Balcani) soprattutto grazie alla presenza di ambienti relativamente aspri, selvaggi e poco sfruttabili da parte dell’Uomo e a pratiche pastorali meno intensive e più tradizionali, fondate più sulla difesa delle greggi che non sulla distruzione del predatore, rappresentano i centri di diffusione per la ricolonizzazione di almeno una parte dell’areale europeo centrale e meridionale da cui il Lupo é scomparso da lungo tempo.
Sottospecie

Esistono molte sottospecie, differenti a seconda di caratteristiche fenotipiche, genetiche e comportamentali, tra cui:

Cane – Canis lupus familiaris
E’ il cane domestico.

Lupo europeo – Canis lupus lupus
E’ la sottospecie più diffusa in Europa e in Asia, presente dalla Scandinavia all’Himalaya.

Lupo delle steppe – Canis lupus campestris
Vive nelle vaste steppe dell’Asia centrale. E’ grigio-rossastro.

Lupo della tundra d’Eurasia – Canis lupus albus
E’ presente nel nord della Russia e della Siberia, di colore chiaro.

Lupo della tundra – Canis lupus tundrarum
Vive nelle regioni dell’Alaska.

Lupo dei boschi o Lupo del Canada – Canis lupus lycaon
Presente in Canada e Stati Uniti, fu la prima sottospecie a essere identificata in America Settentrionale.La lunghezza varia dai 150 ai 180 cm, includendo anche la coda. Gli esemplari più grossi possono avere una coda anche lunga più di 50 cm, raggiungendo anche i due metri. L’altezza al garrese varia dai 65 agli 85 cm.
Il lupo dei Boschi riesce a raggiungere un peso superiore ai 45 Kg, l’esemplare maschio medio pesa attorno ai 35 Kg, mentre l’esemplare femmina medio pesa circa 30 Kg.Tipicamente, il Lupo dei boschi possiede una pelliccia color argento o grigio-marrone, e il pelo, nella sua parte inferiore ha un colore marrone-chiaro o color crema. Durante i mesi invernali il pelo tende a diventare più scuro.

Da ricordare anche Canis lycaon, ovvero il Lupo del Canada orientale, presente a est del Canada, da non confondersi col precedente. Originalmente si pensava che fossero lo stesso lupo, ma nuovi dati e test genetici hanno rivelato che i Lupi che occupano la regione del Parco Algonquin nel Canada sono specie molto diverse dai lupi dei Boschi, e che sono molto più imparentati con il lupo rosso Canis rufus.

Lupo del Nebraska – Canis lupus nubilus
Presente nelle Montagne Rocciose, in Canada e in Alaska, cacciato legalmente in parte del territorio canadese.

Lupo del Messico – Canis lupus baileyi
Presente in Messico e in parte del Texas e dell’Arizona; è stato reintrodotto in Arizona a partire dal 1998, allo stato attuale la popolazione selvaggia è di 35-50 individui.
La sua lunghezza non supera quasi mai i 135 cm. La sua altezza non supera quasi mai gli 80 cm e il suo peso varia dai 27 ai 45 Kg.
La sua pelliccia è di colore grigio, alcune volte, accompagnato da qualche tinta rossiccia.

Lupo bianco – Canis lupus arctos
Presente in Groenlandia e nell’Artico del Canada, dal tipico manto bianco o crema.
Sono lunghi circa dai 90 ai 150 cm includendo anche la coda, la loro altezza al garrese varia dai 65 agli 80 cm e il loro peso supera spesso i 45 Kg arrivando anche a superare gli 80 Kg negli esemplari completamente sviluppati.

Lupo appenninico – Canis lupus italicus
Presente nella Penisola italiana e in regime di protezione legale dal 1992, anno in cui è stato dichiarato “specie particolarmente protetta”. Il lupo appenninico è più piccolo rispetto al lupo comune: il peso di un esemplare maschio si aggira attorno ai 30-35 Kg, mentre nell’esemplare femmina il peso è di circa 20-25 Kg. La lunghezza media è di circa 120 cm, mentre l’altezza media è di circa 50-70 cm. Il pelo è di colore grigio-marrone. A partire dagli inizi del ‘900, incominciarono le persecuzioni nei confronti del lupo degli Appennini. Rapidamente, la popolazione diminuì di numero: il lupo scomparì definitivamente dalle Alpi ,dalla Sicilia, e negli anni successivi anche negli Appennini si riscontrò un forte calo della popolazione.Nel dopoguerra la situazione divenne sempre più grave, finché negli anni ’70 la popolazione raggiunse un numero di 100-110 esemplari. A partire dagli anni ’70 si attuarono quindi le prime politiche di conservazione riuscendo ad arrivare così ad una popolazione di circa 200 individui un decennio dopo,e di circa 400 lupi negli anni’90. La popolazione odierna conta circa 500-600 esemplari, secondo le ultime stime. Purtroppo continuano tuttora alcune campagne di persecuzione attraverso fenomeni come il bracconaggio.Il lupo, oggi, è presente sull’intera catena degli Appennini, sulle Alpi Occidentali, in Lazio e in Toscana.

LUPO_OCCHI.0000000022NOTA:
Il Lupo appenninico è uno dei “protagonisti” della storia del Lupo Italiano, una razza canina nata da una selezione partita da un cucciolo di una femmina di Lupo appenninico e di un maschio di Pastore tedesco.

Lupo della Russia – Canis lupus communis
Presente in Russia centrale, in declino ma cacciato legalmente.

Dingo – Canis lupus dingo
Presente in Australia.

Lupo di Honshu – Canis lupus hodophilax
Sottospecie estinta dal 1905. Era presente sulle isole di Honshu, Shikoku, e Kyushu.

Lupo indiano – Canis lupus pallipes
Presente in Medio Oriente, Afghanistan, Pakistan e India. Da questa sottopsecie probabilmente deriva il dingo.

Lupo di Hokkaido – Canis lupus hattai
Estinto dal 1889, abitava nell’isola giapponese di Hokkaido e marginalmente in Siberia meridionale (Russia).

Lupo del Mar Caspio – Canis lupus cubanensis
Presente, con popolazione in declino, tra il Mar Caspio e il Mar Nero.

Lupo Arabo – Canis lupus arabus
Presente, con popolazione in declino, in Arabia Saudita, Yemen e Oman.

Lupo Egiziano – Canis lupus lupaster
E’ una piccola sottospecie dell’Africa settentrionale, oramai relegata ai monti del Sinai in Egitto ed è considerato in pericolo critico. Si nutre di ciò che quelle aride terre offrono e può entrare in competizione colla sottospecie di leopardo ivi presente ossia (Panthera pardus jarvisi). ”

Lupo della Valle Mackenzie – Canis lupus occidentalis
Presente in Alaska e in Canada, è stata la sottospecie oggetto del programma di reintroduzione iniziato nel 1995 nel Parco Nazionale di Yellowstone.

Vanno ancora ricordati:

Lupo Rosso – Canis rufus
Presente nel sud degli Stati Uniti.
Si ritiene che in origine fosse diffuso in gran parte della porzione orientale del Nordamerica, dalla Pennsylvania al Texas. Nell’ultimo secolo, tuttavia, la caccia, la distruzione dell’habitat e l’ibridazione con il coyote hanno portato la specie sull’orlo dell’estinzione. Attualmente rimangono solo 270 esemplari, 170 dei quali in cattività e 100 reintrodotti nella Carolina del Nord.In passato erano diffuse tre sottospecie del lupo rosso, due delle quali sono estinte. Il Canis rufus floridianuss si è estinto nel 1930, mentre il Canis rufus rufus è stato dichiarato estinto nel 1970. Il Canis rufus gregoryi, la sottospecie sopravvissuta, allo stato selvatico si è estinta nel 1980.La classificazione tassonomica del lupo rosso è stata a lungo dibattuta: tradizionalmente, è sempre stato considerato una specie a sé stante. Altri ritengono che il lupo rosso sia semplicemente frutto dell’incrocio fra il lupo grigio e il coyote.

Lupo d’Etiopia o Lupo di Abissinia o Caberù o Volpe di Simen o Sciacallo di Simen – Canis simiensis E’ una tra le più rare e minacciate specie di canidi . Vive sulle montagne dell’Etiopia, a circa 3.000 metri di altezza sul livello del mare. Ne sopravvivono solo 12 branchi, per un totale di 550 esemplari adulti.

Qui di seguito sono riportate delle sottospecie che, come si puo’ notare dal nome sia italiano che latino, differiscono quasi sempre per la localizzazione geografica:

Lupo dell’isola di Newfoundland – Canis lupus beothucus
Presente sull’isola di Newfoundland, sulla costa est del Canada. E’ estinto.

Lupo di Bernard – Canis lupus bernardi
Presente in Nord-America. E’ estinto.

Lupo della Mongolia – Canis lupus chanco
Vive in tutti gli ambienti. Dalla tundra alla taiga fino alle steppe.

Lupo della Columbia Britannica – Canis lupus columbianus

Lupo dell’isola di Vancouver – Canis lupus crassodon

Canis lupus filchnevi

Lupo delle Montagne delle Cascate (Riserva delle Cascate di Banfora, Burkina Faso)- Canis lupus fuscus
E’ estinto.

Lupo grigio-bianco – Canis lupus griseoalbus

Lupo Hudson – Canis lupus hudsonicus

Lupo delle Montagne Rocciose settentrionali -Canis lupus irremotus

Lupo di Labrador – Canis lupus labradorius

Lupo dell’Arcipelago Alexander – Canis lupus ligoni
Presente nelle regioni dell’Alaska presso l’arcipelago Alexander.

Lupo dei territori nord-occidentale – Canis lupus mackenzii

Lupo dell’isola di Baffin – Canis lupus manningi
Presente sull’isola Baffin (Baffin Island), appartenente al Canada, la maggior isola dell’Arcipelago artico canadese.

Lupo austro-ungarico o Lupo dei canneti – Canis lupus minor
E’ una sottospecie di dimensioni particolarmente modeste che visse fino all’inizio del XX secolo in Ungheria e nella parte orientale dell’Austria. E’ estinto.

Lupo sud-occidentale – Canis lupus mogollonensis
E’ estinto.

Lupo del Texas- Canis lupus monstrabilis
E’ estinto.

Lupo groenlandese – Canis lupus orion

Lupo dell’Alaska – Canis lupus pambasileus

Lupo iberico – Canis lupus signatus
E’ il lupo della penisola Iberica.

Lupo delle Montagne Rocciose meridionali – Canis lupus youngiluponi