Vittorio Arrigoni

Vittorio-Arrigoni-007Vittorio Arrigoni 3                                              Vittorio Arrigoni era una ragazzo fuori dal comune. Per il suo coraggio, per la dedizione, forza e determinazione con cui ha coltivato l’utopia di pace, giustizia e libertà, a costo della vita, è diventato per molti giovani e non più giovani un vero simbolo dell’attivismo per i diritti umani. Resta impresso il suo motto“Restiamo umani”.

Già alle elementari nei suoi temi e in alcune sue poesie esprimeva particolare sensibilità per i più poveri e sfortunati: “I suoi primi viaggi Vittorio li ha compiuti per uscire da un mondo che gli andava stretto, ma è stato grazie a essi che ha maturato quella consapevolezza umana che è poi diventata un fondamento della sua esistenza”.

Viaggi nel mondo del volontariato: Perù, Croazia, Togo, Repubblica Ceca e Polonia, Russia, Tanzania, Estonia, dove Vittorio (Vik) viene a contatto con l’umanità più disparata.

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Arrigoni stava con i paletinesi, Saviano e Travaglio con Israele: un’altra occasione della sinistra per dividersi e litigare

La morte di Vittorio Arrigoni ha suscitato enormi emozioni, sia per la brutalità nella quale si è verificata, sia per il profilo della persona uccisa. Arrigoni, militante per i diritti umani a Gaza, schierato senza se e senza ma dalla parte dei palestinesi, era già da tempo diventato un piccolo eroe, da quando aveva raccontato con grande coraggio e pure rivendicata partigianeria i bombardamenti di Israele sulla striscia di terra palestinese controllata da Hamas . E una delle ragioni  del suo consenso era proprio la sua posizione nella vicenda mediorientale. A sinistra Israele gode di scarsa simpatia, mentre il cuore progressista batte per la causa palestinese, un retaggio antico che è rimasto costante nel tempo . Chi appoggia Israele rischia sempre di prendere molti fischi, e lo sanno bene alcuni eroi del progressismo italico, come Roberto Saviano e Marco Travaglio.

nelson-mandela Anche Nelson Mandela ha diverse volte accennato ai crimini e illegalità  alla libertà negata alla Palestina, gente cacciata dalla loro terra e massacrata da Israele, Saviano parliamo di Mandela e non di Saviano!

INTIFADA NEL CUORE – La questione mediorientale è  da molti decenni uno dei punti decisivi delle relazioni internazionali. Ed è proprio dal posizionamento geopolitico ai tempi della Guerra Fredda che nasce l’ostilità del popolo della sinistra italiana verso la causa ebraica. Dopo l’allargamento di Israele successivo alla guerra dei Sei Giorni il sionismo è sempre stato visto perlopiù come una sorta di braccio armato dell’imperialismo capitalista. I carro armati di Tsahal sono diventati per molti il simbolo dell’Occidente che schiacciava un popolo oppresso, mentre le kefiah sono diventate la raffigurazione del Davide che lotta contro Golia. Una semplificazione molto forte e pure errata, che però è molto popolare nell’elettorato progressista e tra ampi segmenti cattolici, non solo in quelli prima confluiti nell’Ulivo e poi nel Pd. In questo contesto si capisce come mai digitando su Google la chiave di ricerca Sinistra per Israele si nota come la stessa associazione ci tiene a sottolineare che la sua denominazione non rappresenta un ossimoro. La lotta palestinese riscuote invece una naturale simpatia, e neppure il terrorismo suicida utilizzato nella Seconda Intifada ha diminuito in maniera significativa la naturale propensione a schierarsi verso chi vive nei Territori Occupati. La vicenda mediorientale è invero molto complessa e i torti e le ragioni da ambo le parti si sommano da molti decenni, fino ad essere precipitate prima con il trionfo elettorale di Hamas nelle prime elezioni dell’Autorità nazionale palestinese, e poi con l’arrivo al governo dell’alleanza ultra conservatrice di Netanyahu e Lieberman. La radicalizzazione progressiva delle posizioni in campo pare comunque aver poco mutato l’orientamento prevalente dell’opinione pubblica italiana, almeno a gauche.

Arrigoni e bambini       Arrigoni e bandiera                                    Vittorio Arrigoni è stato ucciso perché chi uccide non tollera testimoni. Ma anche perchè la spirale di follia in cui questo mondo sta scivolando richiederà sangue sull’altare dei potenti. E’ la morte diun eroe del nostro tempo, che, sempre di più, avrà bisogno di eroi.Il modo migliore di onorare la sua memoria sarà quello di prepararci a fronteggiare un’ondata di violenza che sarà proporzionale alla gravità della crisi in cui si dibattono i poteri che hanno condotto il pianeta nella tempesta già cominciata. Useranno l’inganno per perpetrare le loro violenze. Come in questo caso orribile. Hanno usato la sigla “salafita” perchè si riversasse sul mondo islamico l’esecrazione inevitabile. Ma era un trucco, ovviamente ignobile, per dirottare l’attenzione. Non volevano nessuno scambio di prigionieri. Volevano uccidere Vittorio.

arrigoni     bambino_palestinese_da_benvenuto_FreedomFlotilla1

TRAVAGLIO E SAVIANO, SIMILE DESTINO – Tre anni fa era invece successo al vice direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio di finire nel mirino delle critiche per la sua linea pro Israele. Il giornalista piemontese aveva espresso solidarietà alla controffensiva di Tsahal su Gaza, un’operazione militare raccontata da Vittorio Arrigoni, che conquistò molti cuori progressisti proprio grazie ai suoi resoconti appassionatamente filo palestinesi.

La voce rimbalza tra i siti della cosiddetta “informazione alternativa“: MarcoTravaglio ha tradito. L’accusa si basa su un commento con il quale il noto giornalista e scrittore ha risposto a un lettore che gli scriveva sulla questione dell’intervento militare israeliano a Gaza: “Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani (di origine ebraica e palestinese, cittadini di uno Stato discutibile finchè si vuole, ma democratico). Da tre anni, dopo il ritiro di tutti i soldati israeliani dalla Striscia, quel che accade a Gaza non è più responsabilità di Israele, ma del governo di Hamas, che anzichè lavorare a costruire lo Stato palestinese, s’è occupato di distruggere quello di Israele. L’ultima volta l’ha fatto un mese fa violando unilateralmente la tregua a suo tempo firmata e riprendendo il lancio di missili su centri abitati e uccidendo civili, anche bambini. Di qui la reazione di Israele“. Tanto basta a condannare Travaglio senza appello.Fino al giorno prima era il paladino della contro informazione, eroe dei disubbidienti, degli anti-berlusconi, dei “Vaff-People“, di tutti quelli convinti di essere impegnati a realizzare la rivoluzione che porterà porterà giustizia sociale, moralità politica, mercato equo-solidale e potere al popolo degli oppressi

Marco Travaglio diventò per alcuni giorni il bersaglio degli improperi della galassia alternativa e della opinione pubblica pro Palestina, perché nel nostro Paese esprimere simpatia per Israele è ancora un tabù in certi settori di opinione pubblica, che fa crollare anche gli eroi più acclamati.

vittorio_arrigoni_funerali_(mv)         Arrigoni ......                                       

A Vittorio Arrigoni 

Hanno ucciso tutti

Hanno ucciso tutti

hanno ucciso tutti i minareti

e le dolci campane

uccise le pianure e la spiaggia snella

ucciso l’amore e i destrieri tutti, hanno ucciso il nitrito.

Per te sia buono il mattino.

Non ti hanno conosciuto

non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli

e bellezza di un tralcio sulla porta del giorno

e delicato stillare di corda

e canto di fiumi, di fiori e di amore bello.

Per te sia buono il mattino.

Non hanno conosciuto un paese che vola su ala di farfalla

e il richiamo di una coppia di uccelli all’alba lontana

e una bambina triste

per un sogno semplice e buono

che un caccia ha scaraventato nella terra dell’impossibile.

Per te sia buono il mattino.

No, loro non hanno amato la terra che tu hai amato

intontiti da alberi e ruscelli sopra gli alberi

non hanno visto i fiori sopravvissuti al bombardamento

che gioiosi traboccano e svettano come palme.

Non hanno conosciuto Gerusalemme … la Galilea

nei loro cuori non c’è appuntamento con un’onda e una poesia

con i soli di dio nell’uva di Hebron,

non sono innamorati degli alberi con cui tu hai parlato

non hanno conosciuto la luna che tu hai abbracciato

non hanno custodito la speranza che tu hai accarezzato

la loro notte non si espone al sole

alla nobile gioia.

Che cosa diremo a questo sole che attraversa i nostri nomi?

Che cosa diremo al nostro mare?

Cosa diremo a noi stessi? Ai nostri piccoli?

Alla nostra lunga dura notte?

Dormi! Tutta questa morte basta

a farli morire tutti di vergogna e di sconcezza.

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Forse non tutti apprezzano i confini
che ci hanno abituato a registrare
con dovizia di carte, il favore
di armamenti pronti a sorprendere
chi ha fame, chi non può permettersi di stare
dove dicono gli altri se non c’è – non c’è –
più di che vivere. E’ un buon motivo
per credere in qualcosa che i trattati
non possono trattare. Se il nome di battesimo
non basta, è dovere di chi spera
– non di chi spara e chi separa –
inventare l’Utopia di una guerriglia
che rende bersaglio dei cecchini
israeliani, a cui puoi opporre solo
un tatuaggio, il tuo restiamo umani,
detto nel sangue, prima che venga maggio,
e sia già in volo.

Vittorio Arrigoni viene assassinato a Gaza nell’aprile 2011, una sentenza di tribunale condannerà alcuni dei suoi sequestratori e assassini, ma non si sapranno i veri motivi che hanno portato alla sua morte. Ai funerali parteciperanno più di duemila persone per portare omaggio a un ragazzo che sapeva concretizzare l’utopia. Emerge la figura di una donna, una madre, attenta, sensibile, e coraggiosa. Una madre che ha avuto il coraggio di lasciare andare il figlio per una strada difficile e pericolosa perché potesse esprimere la sua volontà e forza contagiosa in difesa dei diritti umani, in difesa dei popoli oppressi.

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