PUNK

La Storia

Il punk rock, spesso abbreviato in punk, è il nome di uno stile di rock, che ha avuto il suo apice fra il 1976 e il 1979, ed è il genere principale sostenuto dai punk ma non solo, comprendendo al suo interno una miriade di sottogeneri.

Punk  Sex Pistols Punk Rock

Partiamo da un assunto fondamentale: non ci sarebbe nulla di più sbagliato e fuorviante che tentare di scrivere una storia dei Crass considerando questa esperienza come confinata unicamente alle irrepetibili vicende del punk britannico di fine anni 70. Intendiamoci, il collettivo albionico è stato sicuramente una tra le migliori espressioni toccate dal movimento in quel frangente temporale, tanto che, ai tempi, si parlava non a caso delle terribili 3 C del punk inglese: Clash, Crass, Crisis. Ma la storia dei Crass prescinde dalla musica; questa ne è sicuramente il mezzo comunicativo d’elezione, ma l’essenza di quell’esperienza è racchiusa principalmente nell’incendiaria azione politica che il collettivo britannico sceglie di portare avanti tra il finire degli anni 70 ed il primo lustro degli anni 80, mediante i continui attacchi portati al cuore dell’Inghilterra thatcheriana e, più in generale, a quegli assetti internazionali determinati dalla costante minaccia di una guerra nucleare.
Coglie nel segno, quindi, l’iniziativa dell’italiana AgenziaX che sceglie attraverso il volume “Crass Bomb, l’azione diretta nel punk” di consegnarci una lucida testimonianza corale dell’esperienza dei Crass, raccogliendo le parole di chi ne fu parte attiva – come nel caso del batterista e fondatore della band inglese Penny Rimbaud – alle quali si aggiungono quelle di alcuni protagonisti di quegli anni che vissero le vicende del collettivo britannico in prima persona come spettatori, per poi decidere di trapiantare a casa propria i semi di quell’esperienza (si vedano le parole di Marco Philopat in riferimento alla nascita del Virus di Milano e di quanto l’esperienza di Via Correggio fosse per molti versi figlia diretta delle intuizioni codificate dai Crass e dai loro adepti).

“L’unico gruppo che ha portato avanti un percorso politico e musicale sono stati i Crass. Hanno contribuito più loro alla diffusione dell’anarchismo dello stesso Kropotkin”.

Queste parole – citate nel libro dall’editore iberico Servando Rocha – utilizzate dal collettivo politico inglese Class War codificano meglio di qualunque analisi storico-sociologica cosa sono stati i Crass.
Nella sua disamina sullo stato del movimento anarchico del secolo scorso, Errico Malatesta scriveva che se l’anarchia era il fine ultimo cui tendere – ovvero quello di una società di liberi ed eguali in cui non sarebbe più esistito diritto di cittadinanza per alcun tipo di sfruttamento e autoritarismo – allora l’anarchismo si configurava come il mezzo per tendere a tale fine, la pratica quotidiana fondata sul risveglio delle coscienze, l’azione volta a sovvertire gli istituti prodotti da Stato e Capitale, la prassi che incendia le anime di sfruttati e diseredati e li muove a innalzare il vessillo nero di Utopia.

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I Crass sono stati tutto questo.
I Crass hanno assolto agli obblighi derivanti dall’analisi malatestiana, toccando lo zenitdell’anarchismo europeo in quello scorcio di decade che fu la fine dei 70 e la prima metà degli 80 e, a differenza di tante entità libertarie a loro coeve, senza alcuna preparazione ideologica o politica alle loro spalle. Crass, infatti, come emerge dal volume in oggetto non studia Bakunin, non legge la Goldman, non manda a memoria gli insegnamenti di Berneri o di Fabbri. Crass sceglie l’azione, Crass agisce, Crass crea: che il prodotto di tale prassi si inserisca organicamente nella storia del movimento libertario europeo è un dato di fatto che i protagonisti di quella esperienza avrebbero poi capito nel divenire storico.

Le lucide parole di Penny Rimbaud racchiuse in queste pagine ci illuminano sul fatto che comune denominatore dell’etica e dell’azione crassiana è sempre stato quel do it yourself, diventato parola d’ordine del movimento punk e applicato alla volontà di riappropriazione della propria vita da parte dei tanti giovani “senza futuro”, nauseati dalla vacuità e dall’assenza di prospettive caratterizzanti lo scorcio della metà dei 70.  Riappropiarsi della propria vita: questo è l’obiettivo e fine ultimo che muove Rimbaud e Steve Ignorant – futura voce della band albionica – ad aderire al sovversivismo punk e a dare quindi voce a Crass.
Ma in tutto questo si ravvisano sostanziali e radicali differenze rispetto alle contemporanee esperienze musicali britanniche di matrice punk.

“They said that we were trash / Well the name is Crass, not Clash.
Con queste parole si apre infatti “White Punks On Hope”, canzone risalente al 1979 e contenuta nel lavoro “Stations Of The Crass”, in cui i nostri danno voce alla virulente disistima nei confronti di quelle contemporanee esperienze bollate come sovversivismo punk, ma che di sovversivo non avevano nulla e il cui punk si riduceva ad abili manovre di marketing promozionale o a ridicoli compromessi di natura commerciale. Crass infatti, come risulta dal capitolo “Informazioni Sovversive”, riconosce nel punk di gruppi come Pistols e Clash l’ennesimo narcotico che dietro le sirene di autodistruzione, nichilismo e massimalismo verbale a buon mercato cerca di addomesticare una volta di più le coscienze dei giovani per far banchettare di nuovo il Capitale, l’industria musicale, squali e avvoltoi. I Crass rispondono quindi con un serrato fuoco di fila che fa nomi e cognomi di chi, dietro le sembianze di nuovi profeti armati, affossa nuovamente le prospettive di lotta. Ed ecco che quindi i nostri fanno tabula rasa di tutti quei luoghi comuni associati al punk come gli stupidi orpelli estetici che per molti sembrano racchiudere l’unico valore intrinseco del movimento: i Crass si vestono di nero e, memori delle esperienze pregresse di alcuni di loro all’interno dei movimenti di contro cultura hippy – ulteriore elemento di rottura con il resto del punk, considerando anche il “never trust a hippie” di Johnny “Rotten” Lydon – danno vita a quell’esperienza di autogestione della propria vita che si dipana in tutti i rami dell’esistenza: dalla produzione e autogestione dei propri lavori attraverso la Crass Records, alla vita quotidiana all’interno della comune rurale Dial House, dall’organizzazione dei concerti attraverso una fitta rete di centri autogestiti situati al di fuori dei tradizionali locali del consenso punk – vedasi per esempio l’ostracismo riservato alla band dal Roxy, club inglese culla del movimento punk londinese – fino alla creazione di quella lunga serie di manifesti di lotta e propaganda che accompagneranno, in tipico stile iconografico situazionista, tutte le produzioni musicali di Crass.

LE SCUOLE SONO PRIGIONI

Hanno preso i migliori anni della mia vita
l’hanno fatto in modo che non potessi decidere
non cambio questa voglia di fare
belle parole che vadano e vadano
questi 13 anni in prigione non mi hanno insegnato ad amare
dicono di avere le loro ragioni tutte che vengono da su
non puoi dimenticare le stagioni dentro la tua fabbrica
c’è una cosa che non possono insegnarti, come sentirti libero
e a stare in piedi da solo in un mondo bellissimo
dobbiamo reagire
le scuole sono prigioni
dimentica le stagoni
le scuole sono una delle ragioni dello spreco della primavera
e dove cominciare
fuori o dentro
ha preso gli anni migliori della mia vita
e fatto in modo che non potessi decidere
statisticizzato come in prigione
statisticizzatoo come nella vita
dicono di avere le loro ragioni tutte che vengono da su
hai ciò che loro decidono nella tua fabbrica
ma una cosa non possono insegnarti, come sentirti libero
e a stare in piedi da solo in un mondo bellissimo
noi semplicemente reagiamo
e scuole sono prigioni
dimentica le stagoni
le scuole sono una delle ragioni dello spreco della primavera
e dove cominciare
fuori o dentro
e scuole sono prigioni
dimentica le stagioni
le scuole sono una delle ragioni dello spreco della primavera

primavera22

Utile risulta in questo senso la scelta di includere nel volume alcune delle più rappresentative canzoni della band inglese in traduzione italiana; canzoni che danno conto dell’assoluto impegno di Crass verso temi quali l’antimilitarismo, l’antiautoritarsimo, il rifiuto dello sfruttamento degli animali, dell’immagine e del corpo della donna, tematiche che contemporaneamente vengono esaminate a partire dalla negazione della comune accezione del termine punk, inteso come puro divertimento, disimpegno nichilista, farsa autodistruttiva e che invece si ricollegano alla più alta “battaglia” per il risveglio delle coscienze in senso libertario e che si cristallizzerà nell’episodio, ripreso nel libro, che vede i nostri impegnati in prima linea contro la guerra intrapresa dall’Inghilterra thatcheriana contro l’Argentina per il controllo delle Falkland. È una costante propedeutica alla libertà quella che ci insegnano i Crass e che è mirabolmente riassunta dal già citato Rimbaud in quello struggente capitolo pieno di pathos che è “Investigando l’ascella privata”, nel quale si dà conto delle utopie che hanno armato mano e lingua dei Crass e che hanno saputo meravigliosamente inverarsi in poco più di un lustro di vita, periodo in cui i Serpenti Incrociati – simbolo iconografico del collettivo albionico – ci hanno insegnato quanto tutto, nella nostra vita, dipenda primariamente da noi stessi.

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