Il Diamante

Un cappio non un braccialetto

teschioPiovono pietre….

Chi non ha mai pensato di comprare un girellino in tv? Per qualcuno la tentazione è forte, soprattutto quando di sentono frasi del tipo: «Possiamo praticarvi questi prezzi perché i fabbricanti siamo noi e quindi non ci sono passaggi di mano», o ancora: «Questo lotto proviene da un fallimento, per cui il prezzo è irrisorio». Le televendite di gioielli in Campania e non solo, rappresentano una realtà di grossi fatturati. Anche i telespettatori che comprano in tv pensano (e sperano) di fare grandi affari risultano in continuo aumento, come dimostra la proliferazione delle ditte che operano in questo settore. Ogni pomeriggio l’etere di riempie di venditori più o meno urlanti che propongono oro, argento, diamanti, rubini e zaffiri; piccoli e grandi tesori che poi, a differenza di altri beni voluttuari, rappresentano comunque un investimento. Ma è sempre così? E’ davvero tutto oro, quello che luccica? Un «fuoriuscito» dalla rutilanti televendite campane via tv racconta alla Voce i trucchi più frequenti. E mette in guardia i consumatori. «Innanzitutto – dice – c’è oro e oro. E anche tra le pietre preziose, apparentemente simili, esistono grosse differenze».
A spiegare nei dettagli le regole per non sbagliare sono gli esperti dell’Istituto Gemmologico Italiano, che ha sede a Sesto San Giovanni e rappresenta un po’ «la Cassazione» del settore. «Se si parla di oro – spiega Renato Pavan, segretario generale dell’IGI – il riferimento è a quello a diciotto carati con 750 millesimi di titolo (vale a dire che su mille parti, 750 sono di oro puro, ndr).
Carature minori, come quella di dodici, assai comune, riducono di gran lunga il valore dell’oggetto».E i diamanti? «Per molti – avverte la nostra «gola profonda» – basta che una pietra sia catalogabile come diamante per valere chissà quanto, almeno a parole. In realtà il mercato dei diamanti ha delle leggi ben precise, proprio come quello delle case o delle auto e, imparando a conoscerle, si capisce che un pezzo pregiato non può certo costare poco».
«I parametri che determinano il valore economico di un diamante – chiarisce Loredana Sangiovanni dell’IGI – sono fondamentalmente quattro: colore, purezza, peso e taglio». Per i colori esiste un’apposita scala cromatica che va dalla lettera D alla Z. «La D rappresenta il non plus ultra del bianco. Più di scende verso la Z, più il colore è scadente, più cala il valore». Le tonalità tendenti alla Z sono quasi giallo champagne. Altra cosa sono i colori fancy. I più comuni di solito di presentano marroni (fancy brown) o gialli. «Ma in qualche tv – dice ancora il nostro venditore «pentito» – proprio su questo punto si fa una certa confusione, proponendo diamanti di colore assai scadente, tendente al giallo paglierino, come pregiati fancy champagne, colore che, tra l’altro, non esiste».diamante-ribbonLa quasi totalità delle ditte che vendono gioielli in tv rilascia un certificato di garanzia, spesso scritto a penna, su carta intestata. Basta? E come essere sicuri che sui certificati venga riportato proprio tutto sulla pietra che si acquista? «Mondo spesso – osserva il nostro interlocutore, che preferisce l’anonimato “perché si tratta di un settore a rischio” – c’è scritto solo il peso, ignorando altri requisiti indispensabili».
La legge sul diritto di recesso per le telepromozioni prevede che il consumatore entro una settimana possa restituire quanto ordinato ed essere rimborsato. «In genere però – si tratta di importi relativamente contenuti. Perciò quasi nessuno si prende la briga di far analizzare subito il gioiello da un perito o da un istituto gemmologico».
E il trucco continua sul fattore «purezza». «Innanzitutto – aggiungono gli esperti IGI – bisogna partire dalla premessa che nessun diamante è completamente puro, delle piccolissime inclusioni all’interno della pietra sono sempre riscontrabili. Non esistono insomma diamanti purissimi». Eppure è proprio questo il termine che viene comunemente usato da alcuni televenditori campani che così definiscono, rivolti al pubblico, le loro pietre. «Per accertare il livello di purezza – dice l’ex televenditore – occorrono attrezzature e procedure assai complesse. Ecco perché, in genere, di questo delicato aspetto si occupano solo istituti specializzati». E non certo l’ignaro telespettatore. In pratica, quasi mai si può essere sicuri che i piccoli diamanti montato su un anello e definiti in tv «purissimi» lo siano davvero. Di nuovo tutti dal perito? Sarebbe meglio. Anche perché un altro punto importante è il taglio delle pietre, tanto decantato da molti imbonitori dell’etere campano. «Nel caso dei diamanti, il taglio – osserva Pavan – deve avvicinarsi il più possibile alla perfezione delle proporzioni», per conferire alla pietra quella luce così abbagliante che convinse Marilyn a definire i diamanti i migliori amici delle donne.
E le perle? Anche qui, in tv, è facile sentirne di tutti i colori. «L’ultima bufala – commenta il nostro “tele-esperto” – è quella delle perle messe in vendita come oceaniche». «Si tratta in realtà – aggiunge – di perle semisintetiche (create cioè per buona parte in laboratorio, ndr) cui viene affibbiato questo nome nella speranza di renderle invitanti».
Altro articolo che di recente sta spopolando via etere è infine l’orologio. In questo caso niente da dire, in quanto i prezzi, sicuramente a volte interessanti, sarebbero il frutto di azzeccate scelte commerciali. «Ma quando si parla di marche di fama mondiale – conclude l’ex imbonitore – si tratta, nella quasi totalità dei casi, di pezzi usati». Un aspetto importante, se solo si pensa ai famosi Rolex contraffatti che gli stessi concessionari ufficiali della marca avevano, in un primo tempo, preso per buoni.                                                                                                                               

Cosa sono i diamanti? Sono, semplicemente, puro carbonio cristallizzato ad una profondità di oltre 250 chilometri all’interno della crosta terrestre sotto un’inimmaginabile pressione e calore, e portato in superficie dall’azione vulcanica. Sono sicuro che tutti conoscete la torre Eiffel a Parigi e probabilmente siete saliti col suo ascensore. Per darvi un’idea del concetto di pressione necessario per cristallizzare il carbonio in diamante, provate ad immaginare di ribaltare la torre e di piazzare la sua punta sul palmo della vostra mano! I geologi ritengono che i diamanti più giovani si siano formati 800 milioni di anni fa, mentre i più vecchi si pensa abbiano oltre 3,3 miliardi di anni. Questa estrema antichità potrebbe aiutarvi a confrontare il costo dei vostri gioielli con diamanti con quello dei mobili antichi in una nuova prospettiva.

Sebbene i più antichi documenti scritti riguardanti i diamanti risalgano all’800 a.C. (2800 anni fa) si tramanda che l’uomo scoprì per la prima volta i diamanti nel distretto di Golconda in India, intorno al 2000 a.C., 4 millenni fa. Furono però gli antichi Greci che dettero alla gemma il nome “diamante”. Lo chiamarono “adàmas”, che significa l’inconquistabile. Inconquistabile perchè era talmente duro che nessuno sapeva come tagliarlo. E così rimase per circa 2000 anni finchè qualcuno scoprì che si poteva usare un altro diamante per tagliare un diamante, un lavoro molto lento e impegnativo. Un lavoro che usualmente si ripete per ogni singola faccetta del diamante. Perfino con le moderne tecnologie ci vogliono molto ore di lavoro altamente artigianale e molte capacità per tagliare e lucidare le 58 faccette di un diamante taglio brillante da un carato. L’India rimase l’unica fonte di diamanti per 3700 anni fino a che i Portoghesi scoprirono le fonti alluvionali in Brasile nel 1723. Grazie all’associazione East India Company e al commercio con l’India, Londra, in quel tempo, era diventata il centro mondiale del commercio di diamanti grezzi, ereditando questa posizione dall’impero mercantile veneziano. Quindi i portoghesi trasportarono i loro diamanti brasiliani direttamente a Londra. Ma i mercanti londinesi sapevano molto bene che i diamanti potevano arrivare solo dall’India, così rifiutarono i diamanti brasiliani come falsi. I mercanti portoghesi ebbero così la brillante, anche se molto rischiosa, idea, di spedire i loro diamanti in India per essere mischiati alla produzione di Golconda prima di essere mandati a Londra. I londinesi cominciarono così ad accettarli come veri diamanti. Potete rendervi conto di quale rischio rappresentasse in quei tempi spedire queste merci intorno al mondo (incluso il capo di Buona Speranza) fino in India e da lì a Londra. Anche se le nuove scoperte in Brasile destabilizzarono tempraneamente il mercato nel 1725 incrementando l’offerta rispetto alla sola India, l’offerta totale era ancora così limitata che i diamanti rimasero esclusiva priorità dei reali all’ovest e dell’impero Mogol e dei Maharajah nel subcontinente indiano e nell’Asia centrale. Ma è stato solo con la scoperta dei diamanti in Sud Africa nel 1866 e lo sviluppo di De Beers e delle miniere di Kimberley che i diamanti improvvisamente diventarono accessibili alla nobiltà e all’aristocrazia delle più importanti economie mondiali. Al giorno d’oggi diamanti vengono estratti in Sud Africa, Russia, Australia, Brasile, Cina e il Canada ha iniziato la sua produzione mineraria alla fine del 1998.                                                             De Beersdiamanti in AfricaLa produzione di diamanti grezzi è cresciuta di 50 volte nell’ultimo secolo. Nonostante sembri una cifra enorme devo dirvi, per rendere l’idea della rarità di questo affascinante e prezioso dono della natura, che tutti i diamanti tagliati di qualità gemma prodotti nel mondo negli ultimi 4000 anni non riuscirebbero a riempire una stanza di 4,5 metri cubici. Può darsi voi non sappiate che, nel trasformare un diamante grezzo in uno scintillante brillante (gli antichi greci pensavano fossero frammenti di stelle) come quello che molti di voi indossano oggi, la perdita media di peso è di circa due terzirispetto all’originale peso del grezzo.

E’ interessante sapere poi che alcune misure dei diamanti sono più rare di altre. Per esempio di tutti i diamanti tagliati nel mondo dagli artigiani: solo uno ogni 60 è oltre un quinto di carato; solo uno ogni 500 è oltre mezzo carato; solo uno ogni duemila è oltre un carato e solo uno ogni 7 milioni è un diamante di un carato D color puro e cioè di qualità e colore massimi. Questa ulteriore rarità, all’interno di una categoria di beni già rari, spiega perchè il diamante De Beers Centenary (scoperto nel 1988, anno del centenario, di 273.85 carati D/FI) fu assicurato per 100 milioni di dollari! Siate quindi orgogliosi dei diamanti che possedete. Essi condividono la stessa eredità. Mostrateli come un tesoro. Indossateli . E’ un peccato non farli splendere alla luce del soleo di una candela per farti sentire bene e per affascinare chi vi osserva mentre li indossate.

Visto che stiamo parlando di diamanti eccezionali ho pensato che avreste voluto vedere il De Beers Millennium Star Diamond-203 carati, D color puro taglio a goccia, diamante che sara’ una delle maggiori attrazioni del London Millennium Dome per tutto il 2000. Harry Oppenheimer, che e’ nel business da 70 anni e che ha visto meravigliosi diamanti piu’ di chiunque altro, dice che il de Beers Millennium Star Diamond, e’ probabilmente il piu’ bel diamante che lui abbia mai visto. Qui, potete vedere le sue dimensioni nelle mani di Sophie Marceau

Quando nacque il simbolismo romantico legato ai diamanti? E’ difficile a dirsi. Poichè essi sono stati “adamas” gli “inconquistabili” per migliaia di anni, venivano indossati nella loro forma grezza o a singola faccetta intorno al collo, sulle dita o sulle else delle spade dei re guerrieri e degli imperatori come talismano che desse a chi li indossava l’inconquistabilità.

Nel 1477 l’Arciduca Massimiliano del Sacro Romano Impero fece il gesto simbolico di presentarsi alla sua futura sposa Maria di Borgogna, con un anello con diamanti per celebrare il loro fidanzamento. Egli volle mostrare a lei e al mondo che la loro unione sarebbe stata altrettanto duratura quanto il diamante sul suo anello.

Attualmente tre quarti delle spose ricevono lo stesso simbolo di amore eterno dai loro fidanzati per il matrimonio. Certamente, quando la maggior parte delle persone pensa ai diamanti tende a pensare al Sud Africa. A tal punto che fino a poco tempo fa in Cina i diamanti naturali venivano distinti dalle imitazioni sintetiche col nome di “diamanti sudafricani”. Questa convinzione risale alla grande corsa ai diamanti che si scatenò a Kimberley nel 1860, un evento che, più di ogni altro, trasformò il Sud Africa da un economia rurale nel gigante industriale africano. E’ comunque sorprendente che il Sud Africa non è più il maggiore produttore di diamanti tipo gemma, anche se è ancora nei primi tre, ma è stato superato dal vicino Botswana e dalla Russia.

Vi chiederete come fa una azienda sudafricana fondata presso le miniere di Kimberley più di 100 anni fa a dominare tutt’oggi il mondo dei diamanti. Come risposta bisogna andare indietro nel tempo nei primi anni trenta quando Sir Ernest Oppenheimer, allora presidente della De Beers, fondò la Central Selling Organisation (CSO) per portare stabilità all’industria mondiale del diamante che stava soffrendo gli effetti della Grande Depressione. La CSO è la cooperazione tra i produttori mondiali, essa ha mantenuto, negli ultimi 60 anni, stabile e prospera l’industria dei diamanti controllando l’offerta. Sir Ernest si era reso conto che le fluttuazioni di prezzo, che erano accettate come normali nel caso della maggior parte delle materie prime, avrebbe minato la fiducia nei confronti di un bene di lusso come i diamanti.

La politica De Beers è quindi di supportare la stabilità dei prezzi adattando le forniture, per i centri di taglio, alla domanda. Il perdurante successo di questa politica si basa su due presupposti: primo le forti risorse finanziarie dell’azienda, che consentono alla Central Selling Organisation di gestire temporanei esuberi di offerta fino a quando la domanda non aumenta; secondo l’abilità, maturata attraverso un’esperienza e un’intima conoscenza del mercato, nel mantenere una struttura di prezzo per le 14000 categorie nelle quali i diamanti sono classificati e valutati. Questo sistema di marketing beneficia chiunque è nel mondo dei diamanti: le nazioni produttrici, gli importatori e i tagliatori, i gioiellieri e, soprattutto, le persone che comprano e indossano diamanti, la cui volontà di investire una ingente somma di denaro in un prodotto di lusso sarebbe fortemente influenzata dalla volatilità dei prezzi. Uno degli scopi di questo sistema, ed era certamente il principale nella mente di Sir Ernest quando creòla CSO nel 1934, era il fatto che il controllo dei prezzi in un mercato stabile avrebbe protetto l’investimento nelle miniere di diamanti in Sud Africa. E questa rimane una delle maggiori preoccupazioni ancor oggi. De Beers con le miniere di sua proprietà e con quelle delle sue partnership indiamanti-minieraCartina del Sud Africa...producono più del 50% dei diamanti grezzi nel mondo. In Botswana la produzione di diamanti è la più importante attività economica in termini di guadagno sui cambi, e di contributo al prodotto interno lordo. E’ la ragione per cui oggi il Botswana è una delle economie di maggiore successo, non solo in Africa, ma nel mondo.

Ho già detto che il Sud Africa non è più il maggiore produttore di diamanti, sebbene rimanga la maggiore fonte mondiale di diamanti di taglia maggiore come dieci-diamanti-piu-grandi-del-mondo_8295_5 che appartiene ai gioielli della Corona Britannica. Quindi, anche se Big Hole a Kimberley dove la corsa ai diamanti è cominciata, non è niente più che una attrazione turistica, Kimberley stessa rimane il quartier generale De Beers.

Avete un bimbo un po’ fastidioso e pochi soldi per blandirlo a colpi di cioccolate e suonerie per telefonini?

Vendetelo in Nigeria e rifatevi una vita. Tutto perfettamente legale. E non crediate di essere dei mostri. Se volete eccedere c’è anche la possibilità di mandare il piccolo rompiscatole in vacanza in Mozambico, dove ve lo squartano, ne vendono i pezzi di ricambio e vi pagano la vostra percentuale su una banca di vostro piacimento. Esentasse. Già vi vedo con gli occhi increduli: ma che dice sto scemo?

Se non mi credete telefonate allo 001-770-4399809. Risponde il Panaf Nite Club di Doraville, in Georgia (Stati Uniti). L’addetto allo smistamento si chiama Ugo Onyemaobi, ed è uno che non scherza, abituato a scelte impopolari. E’ lui, novello Salomone, a decidere sulla sorte dei pargoli: chi è carino, a prescindere dal sesso, viene affidato ad intermediari per pedofili russi ed arabi. Chi è bruttino, a prescindere dal sesso, è destinato alle guerre d’Africa, alle miniere di diamanti o alla schiavitù in Arabia Saudita. Il Panaf è collegato con una potente organizzazione di nigeriani e liberiani che prospera nelle città di Doraville, Marietta, Stone Mountain e Peachtree City – bei nomi pieni di dolcezza in una terra diretta col pugno di titanio da estremisti cattolici di tutte le razze, divisi in sette apocalittiche da far rabbrividire un mujaheddin.

Le ditte che si occupano della “trasposizione della massa lavoratrice” si trovano soprattutto in Africa: in Nigeria e Liberia, ma anche in Senegal, in Guinea, in Ghana, in Sierra Leone, in Libia. A coordinarle ci sono due gentiluomini d’altri tempi: Eugene Opara (proprietario del Panaf, referente dello stato federato nigeriano di Imo per gli Stati Uniti d’America e segretario particolare dell’ex dittatore liberiano Charles G. Taylor) e Foday Saybana Sankoh, generalissimo del RUF (Revolutionary Unity Front, un’esercito mercenario che difende i comuni interessi libici, americani e russi nei campi di diamanti disseminati tra la Sierra Leone e la Liberia ), che abita in una suite all’Hotel Deux Fevrier a Lomè, la capitale del Togo. Potete vendere i vostri scavezzacolli senza preoccupazioni legali. Se volete eccedere in prudenza, dopo averli consegnati, potete denunciarne la scomparsa all’assicurazione ed alla polizia.

Dato che l’Unione Europea non ha ancora reso obbligatori i chips elettronici iniettati nel collo (ci sono, li fanno una società legata alla famiglia Bin Laden ed una società tedesca fondata dal regime nazista nel 1933), nessuno potrà mai rintracciare il minore. Se sopravvive, avrà imparato una severa lezione sulla vita, le buone maniere, molta disciplina, ed avrà un mestiere sicuro per il futuro.

Se ci sono società italiane che aiutano? Capisco, certo, non siete molto familiari con le lingue straniere… Non è il caso di farne una malattia. A prescindere dal fatto che molti impiegati libici parlano fluentemente l’italiano, c’è una societuccia somala che appoggerebbe l’organizzazione di questi soggiorni di studio per bimbi che rompono. La gestisce a Mogadiscio un cugino di Said Omar Mugne – un vecchio amico di Bettino Craxi, da lui e dai suoi incaricato di portare la pace (a cannonate) e la prosperità (seppellendo materiali radioattivi nelle campagne somale) dell’ex colonia italiana. Non per altro, ma non vorremmo che Berlusconi o chi per lui ci accusino di non aver tenuto conto come si deve, nel pubblicizzare un mercato che cresce, il Made in Italy. Chiedetelo al suo amico Beretta, che secondo la procura della Repubblica di Brescia rifornirebbe (involontariamente) Al Qaeda in Iraq con le pistole dismesse dai servizi segreti italiani.

investire-in-diamanti-intermarket-diamond-businessSostituiamo le parole “il mondo perfetto” con gli “affari perfetti” E per prima cosa, occorre considerare che non potranno mai esistere affari buoni di per sè.