Vittorio Arrigoni

Vittorio-Arrigoni-007Vittorio Arrigoni 3                                              Vittorio Arrigoni era una ragazzo fuori dal comune. Per il suo coraggio, per la dedizione, forza e determinazione con cui ha coltivato l’utopia di pace, giustizia e libertà, a costo della vita, è diventato per molti giovani e non più giovani un vero simbolo dell’attivismo per i diritti umani. Resta impresso il suo motto“Restiamo umani”.

Già alle elementari nei suoi temi e in alcune sue poesie esprimeva particolare sensibilità per i più poveri e sfortunati: “I suoi primi viaggi Vittorio li ha compiuti per uscire da un mondo che gli andava stretto, ma è stato grazie a essi che ha maturato quella consapevolezza umana che è poi diventata un fondamento della sua esistenza”.

Viaggi nel mondo del volontariato: Perù, Croazia, Togo, Repubblica Ceca e Polonia, Russia, Tanzania, Estonia, dove Vittorio (Vik) viene a contatto con l’umanità più disparata.

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Arrigoni stava con i paletinesi, Saviano e Travaglio con Israele: un’altra occasione della sinistra per dividersi e litigare

La morte di Vittorio Arrigoni ha suscitato enormi emozioni, sia per la brutalità nella quale si è verificata, sia per il profilo della persona uccisa. Arrigoni, militante per i diritti umani a Gaza, schierato senza se e senza ma dalla parte dei palestinesi, era già da tempo diventato un piccolo eroe, da quando aveva raccontato con grande coraggio e pure rivendicata partigianeria i bombardamenti di Israele sulla striscia di terra palestinese controllata da Hamas . E una delle ragioni  del suo consenso era proprio la sua posizione nella vicenda mediorientale. A sinistra Israele gode di scarsa simpatia, mentre il cuore progressista batte per la causa palestinese, un retaggio antico che è rimasto costante nel tempo . Chi appoggia Israele rischia sempre di prendere molti fischi, e lo sanno bene alcuni eroi del progressismo italico, come Roberto Saviano e Marco Travaglio.

nelson-mandela Anche Nelson Mandela ha diverse volte accennato ai crimini e illegalità  alla libertà negata alla Palestina, gente cacciata dalla loro terra e massacrata da Israele, Saviano parliamo di Mandela e non di Saviano!

INTIFADA NEL CUORE – La questione mediorientale è  da molti decenni uno dei punti decisivi delle relazioni internazionali. Ed è proprio dal posizionamento geopolitico ai tempi della Guerra Fredda che nasce l’ostilità del popolo della sinistra italiana verso la causa ebraica. Dopo l’allargamento di Israele successivo alla guerra dei Sei Giorni il sionismo è sempre stato visto perlopiù come una sorta di braccio armato dell’imperialismo capitalista. I carro armati di Tsahal sono diventati per molti il simbolo dell’Occidente che schiacciava un popolo oppresso, mentre le kefiah sono diventate la raffigurazione del Davide che lotta contro Golia. Una semplificazione molto forte e pure errata, che però è molto popolare nell’elettorato progressista e tra ampi segmenti cattolici, non solo in quelli prima confluiti nell’Ulivo e poi nel Pd. In questo contesto si capisce come mai digitando su Google la chiave di ricerca Sinistra per Israele si nota come la stessa associazione ci tiene a sottolineare che la sua denominazione non rappresenta un ossimoro. La lotta palestinese riscuote invece una naturale simpatia, e neppure il terrorismo suicida utilizzato nella Seconda Intifada ha diminuito in maniera significativa la naturale propensione a schierarsi verso chi vive nei Territori Occupati. La vicenda mediorientale è invero molto complessa e i torti e le ragioni da ambo le parti si sommano da molti decenni, fino ad essere precipitate prima con il trionfo elettorale di Hamas nelle prime elezioni dell’Autorità nazionale palestinese, e poi con l’arrivo al governo dell’alleanza ultra conservatrice di Netanyahu e Lieberman. La radicalizzazione progressiva delle posizioni in campo pare comunque aver poco mutato l’orientamento prevalente dell’opinione pubblica italiana, almeno a gauche.

Arrigoni e bambini       Arrigoni e bandiera                                    Vittorio Arrigoni è stato ucciso perché chi uccide non tollera testimoni. Ma anche perchè la spirale di follia in cui questo mondo sta scivolando richiederà sangue sull’altare dei potenti. E’ la morte diun eroe del nostro tempo, che, sempre di più, avrà bisogno di eroi.Il modo migliore di onorare la sua memoria sarà quello di prepararci a fronteggiare un’ondata di violenza che sarà proporzionale alla gravità della crisi in cui si dibattono i poteri che hanno condotto il pianeta nella tempesta già cominciata. Useranno l’inganno per perpetrare le loro violenze. Come in questo caso orribile. Hanno usato la sigla “salafita” perchè si riversasse sul mondo islamico l’esecrazione inevitabile. Ma era un trucco, ovviamente ignobile, per dirottare l’attenzione. Non volevano nessuno scambio di prigionieri. Volevano uccidere Vittorio.

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TRAVAGLIO E SAVIANO, SIMILE DESTINO – Tre anni fa era invece successo al vice direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio di finire nel mirino delle critiche per la sua linea pro Israele. Il giornalista piemontese aveva espresso solidarietà alla controffensiva di Tsahal su Gaza, un’operazione militare raccontata da Vittorio Arrigoni, che conquistò molti cuori progressisti proprio grazie ai suoi resoconti appassionatamente filo palestinesi.

La voce rimbalza tra i siti della cosiddetta “informazione alternativa“: MarcoTravaglio ha tradito. L’accusa si basa su un commento con il quale il noto giornalista e scrittore ha risposto a un lettore che gli scriveva sulla questione dell’intervento militare israeliano a Gaza: “Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani (di origine ebraica e palestinese, cittadini di uno Stato discutibile finchè si vuole, ma democratico). Da tre anni, dopo il ritiro di tutti i soldati israeliani dalla Striscia, quel che accade a Gaza non è più responsabilità di Israele, ma del governo di Hamas, che anzichè lavorare a costruire lo Stato palestinese, s’è occupato di distruggere quello di Israele. L’ultima volta l’ha fatto un mese fa violando unilateralmente la tregua a suo tempo firmata e riprendendo il lancio di missili su centri abitati e uccidendo civili, anche bambini. Di qui la reazione di Israele“. Tanto basta a condannare Travaglio senza appello.Fino al giorno prima era il paladino della contro informazione, eroe dei disubbidienti, degli anti-berlusconi, dei “Vaff-People“, di tutti quelli convinti di essere impegnati a realizzare la rivoluzione che porterà porterà giustizia sociale, moralità politica, mercato equo-solidale e potere al popolo degli oppressi

Marco Travaglio diventò per alcuni giorni il bersaglio degli improperi della galassia alternativa e della opinione pubblica pro Palestina, perché nel nostro Paese esprimere simpatia per Israele è ancora un tabù in certi settori di opinione pubblica, che fa crollare anche gli eroi più acclamati.

vittorio_arrigoni_funerali_(mv)         Arrigoni ......                                       

A Vittorio Arrigoni 

Hanno ucciso tutti

Hanno ucciso tutti

hanno ucciso tutti i minareti

e le dolci campane

uccise le pianure e la spiaggia snella

ucciso l’amore e i destrieri tutti, hanno ucciso il nitrito.

Per te sia buono il mattino.

Non ti hanno conosciuto

non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli

e bellezza di un tralcio sulla porta del giorno

e delicato stillare di corda

e canto di fiumi, di fiori e di amore bello.

Per te sia buono il mattino.

Non hanno conosciuto un paese che vola su ala di farfalla

e il richiamo di una coppia di uccelli all’alba lontana

e una bambina triste

per un sogno semplice e buono

che un caccia ha scaraventato nella terra dell’impossibile.

Per te sia buono il mattino.

No, loro non hanno amato la terra che tu hai amato

intontiti da alberi e ruscelli sopra gli alberi

non hanno visto i fiori sopravvissuti al bombardamento

che gioiosi traboccano e svettano come palme.

Non hanno conosciuto Gerusalemme … la Galilea

nei loro cuori non c’è appuntamento con un’onda e una poesia

con i soli di dio nell’uva di Hebron,

non sono innamorati degli alberi con cui tu hai parlato

non hanno conosciuto la luna che tu hai abbracciato

non hanno custodito la speranza che tu hai accarezzato

la loro notte non si espone al sole

alla nobile gioia.

Che cosa diremo a questo sole che attraversa i nostri nomi?

Che cosa diremo al nostro mare?

Cosa diremo a noi stessi? Ai nostri piccoli?

Alla nostra lunga dura notte?

Dormi! Tutta questa morte basta

a farli morire tutti di vergogna e di sconcezza.

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Forse non tutti apprezzano i confini
che ci hanno abituato a registrare
con dovizia di carte, il favore
di armamenti pronti a sorprendere
chi ha fame, chi non può permettersi di stare
dove dicono gli altri se non c’è – non c’è –
più di che vivere. E’ un buon motivo
per credere in qualcosa che i trattati
non possono trattare. Se il nome di battesimo
non basta, è dovere di chi spera
– non di chi spara e chi separa –
inventare l’Utopia di una guerriglia
che rende bersaglio dei cecchini
israeliani, a cui puoi opporre solo
un tatuaggio, il tuo restiamo umani,
detto nel sangue, prima che venga maggio,
e sia già in volo.

Vittorio Arrigoni viene assassinato a Gaza nell’aprile 2011, una sentenza di tribunale condannerà alcuni dei suoi sequestratori e assassini, ma non si sapranno i veri motivi che hanno portato alla sua morte. Ai funerali parteciperanno più di duemila persone per portare omaggio a un ragazzo che sapeva concretizzare l’utopia. Emerge la figura di una donna, una madre, attenta, sensibile, e coraggiosa. Una madre che ha avuto il coraggio di lasciare andare il figlio per una strada difficile e pericolosa perché potesse esprimere la sua volontà e forza contagiosa in difesa dei diritti umani, in difesa dei popoli oppressi.

copertina

Aquila reale

aquila_reale_HD  E’ il Re di tutti gli uccelli

L’aquila reale (Aquila chrysaetos) raggiunge una lunghezza che può variare tra i 75 e gli 88 cm, la sua apertura alare può raggiungere i 2,30 metri, mentre il suo peso può toccare anche i 6,7 kg. Ledimensioni maggiori, come in quasi tutti i rapaci, si raggiungono nelle femmine.

Il becco è robusto e ricurvo, le zampe sono robuste e ricoperte di piume, gli artigli sono lunghi e affilati ed il quarto dito, opposto agli altri, è munito di un’unghia più lunga che trafigge le prede. E’ dotata di una vista straordinaria, sei volte più acuta dell’uomo e un campo visivo di 300 gradi.

Il piumaggio è tutto di colore bruno scuro con penne dorate sul capo che, ricordando una corona, le hanno conferito il titolo di “reale”. Gli esemplari giovani presentano macchie bianche sotto le ali e alla base della coda. 

E’ l’aquila più diffusa nell’emisfero settentrionale. In Europa si stimano circa 3.000 esemplari.

L’aquila reale è un uccello molto attaccato al suo territorio, che può andare dai 50 ai 500 km quadrati a seconda della disponibilità di cibo. Predilige in genere gli spazi aperti con grandi pareti rocciose, sulle quali costruisce i suoi nidi. Si tiene lontana dalle zone troppo boscose o frequentate dall’uomo, ed è in generale assente nelle pianure.

Le coppie che si formano durano per tutta la vita e risiedono nello stesso territorio per anni. Durante questa permanenza ogni coppia costruisce nel proprio territorio fino a dodici nidi e, all’inizio della primavera, ne sceglie uno e lo rinnova.  

La riproduzione comincia a gennaio per gli esemplari che vivono in zone più calde, e a  marzo per quelli che abitano regioni più fredde. La femmina depone due uova e la schiusa avviene generalmente a metà maggio. Dei due aquilotti in genere sopravvive solo uno ed il battesimo del volo avviene nella seconda metà di luglio. La maturità sessuale viene raggiunta intorno ai 4-5 anni.

Aquila_reale_golden_eagle_falconry_01_1280 aquila reale ph Vitali Aurelio

La sua alimentazione è costituita per l’80% da mammiferi, con prede grandi anche fino alle dimensioni di un giovane camoscio. Le prede più frequenti sono: marmotte, lepri, scoiattoli, puzzole, conigli selvatici, donnole e faine. Anche altre specie di uccelli come le pernici, i galli cedroni, i fagiani ed i corvidi possono rientrare nei suoi pasti. In inverno la sua alimentazione può comprendere anche carogne.

Costruisce di solito il nido ad una quota più bassa rispetto ai territori di caccia, per non essere costretta a faticose risalite quando è appesantita dalla preda.

La sua tecnica di caccia è inconfondibile, scivola silenziosamente a bassissima quota lungo i crinali e piomba di sorpresa sulla preda che uccide quasi sempre con gli artigli. Gli uccelli, invece, possono essere afferrati anche in volo. 

L’aquila è protetta su tutto il territorio nazionale e la sua popolazione sembra mantenersi stabile, poiché le scarse nascite riescono appena a compensare le perdite causate dal bracconaggio. Ed è stato proprio il bracconaggio, assieme al furto dei piccoli ed al disturbo arrecato da strade e impianti di risalita, che per molti anni hanno fatto temere per la sua sopravvivenza.

Nel passato l’aquila reale è stata perseguitata nel suo habitat, dagli agricoltori, convinti che uccidesse i loro agnelli, e dai guardacaccia per proteggere gli uccelli nelle riserve dei loro padroni. Di recente i pesticidi agricoli e l’inquinamento hanno provocato danni alle uova, il cui guscio è così fragile che spesso si rompe prima di schiudersi. 

In realtà l’aquila reale non è un rapace di montagna, ma è solo li che riesce ormai a trovare territori relativamente disabitati e ricchi di selvaggina.

Il rinnovamento ed il volo dell’aquila

  il volo dell’aquila-

– Si dice che l’aquila viva fino a 70 anni, ma perché ciò accada, intorno ai 40 anni, deve prendere una decisione seria e difficile.

A questa età i suoi artigli sono lunghi e flessibili, e non riescono più ad afferrare le prede dii cui si nutre. Il suo becco, allungato ed appuntito, si incurva. Le ali, invecchiate ed appesantite dalle penne assai ingrossate, puntano contro il petto. Volare è ormai difficile.

Ora l’aquila ha solo due alternative : o si lascia morire, o affronta un doloroso processo di rinnovamento, lungo ben 150 giorni.

Volerà allora in cima ad una montagna, si ritirerà su un nido inaccessibile, addossato ad una parete rocciosa, un luogo da cui potrà fare ritorno con un volo piano e sicuro.

Trovato questo luogo, l’aquila comincia a sbattere il becco sulla parete fino a staccarlo, affrontando con coraggio il dolore di tale operazione.

Passate alcune settimane, le ricrescerà un nuovo becco. Con questo, strapperà uno ad uno, incurante del dolore, i vecchi artigli. Quando ricresceranno i nuovi artigli, con questi e con il becco, strapperà dal suo corpo tutte le penne, una ad una.

Quando rinasceranno le nuove penne essa, nuova aquila rinata, si lancerà sicura nel volo di rinnovamento e ricomincerà a vivere per altri trenta anni.

Solo gli spiriti veramente grandi come le aquile, hanno i nidi solo nelle vette deserte

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Il Diamante

Un cappio non un braccialetto

teschioPiovono pietre….

Chi non ha mai pensato di comprare un girellino in tv? Per qualcuno la tentazione è forte, soprattutto quando di sentono frasi del tipo: «Possiamo praticarvi questi prezzi perché i fabbricanti siamo noi e quindi non ci sono passaggi di mano», o ancora: «Questo lotto proviene da un fallimento, per cui il prezzo è irrisorio». Le televendite di gioielli in Campania e non solo, rappresentano una realtà di grossi fatturati. Anche i telespettatori che comprano in tv pensano (e sperano) di fare grandi affari risultano in continuo aumento, come dimostra la proliferazione delle ditte che operano in questo settore. Ogni pomeriggio l’etere di riempie di venditori più o meno urlanti che propongono oro, argento, diamanti, rubini e zaffiri; piccoli e grandi tesori che poi, a differenza di altri beni voluttuari, rappresentano comunque un investimento. Ma è sempre così? E’ davvero tutto oro, quello che luccica? Un «fuoriuscito» dalla rutilanti televendite campane via tv racconta alla Voce i trucchi più frequenti. E mette in guardia i consumatori. «Innanzitutto – dice – c’è oro e oro. E anche tra le pietre preziose, apparentemente simili, esistono grosse differenze».
A spiegare nei dettagli le regole per non sbagliare sono gli esperti dell’Istituto Gemmologico Italiano, che ha sede a Sesto San Giovanni e rappresenta un po’ «la Cassazione» del settore. «Se si parla di oro – spiega Renato Pavan, segretario generale dell’IGI – il riferimento è a quello a diciotto carati con 750 millesimi di titolo (vale a dire che su mille parti, 750 sono di oro puro, ndr).
Carature minori, come quella di dodici, assai comune, riducono di gran lunga il valore dell’oggetto».E i diamanti? «Per molti – avverte la nostra «gola profonda» – basta che una pietra sia catalogabile come diamante per valere chissà quanto, almeno a parole. In realtà il mercato dei diamanti ha delle leggi ben precise, proprio come quello delle case o delle auto e, imparando a conoscerle, si capisce che un pezzo pregiato non può certo costare poco».
«I parametri che determinano il valore economico di un diamante – chiarisce Loredana Sangiovanni dell’IGI – sono fondamentalmente quattro: colore, purezza, peso e taglio». Per i colori esiste un’apposita scala cromatica che va dalla lettera D alla Z. «La D rappresenta il non plus ultra del bianco. Più di scende verso la Z, più il colore è scadente, più cala il valore». Le tonalità tendenti alla Z sono quasi giallo champagne. Altra cosa sono i colori fancy. I più comuni di solito di presentano marroni (fancy brown) o gialli. «Ma in qualche tv – dice ancora il nostro venditore «pentito» – proprio su questo punto si fa una certa confusione, proponendo diamanti di colore assai scadente, tendente al giallo paglierino, come pregiati fancy champagne, colore che, tra l’altro, non esiste».diamante-ribbonLa quasi totalità delle ditte che vendono gioielli in tv rilascia un certificato di garanzia, spesso scritto a penna, su carta intestata. Basta? E come essere sicuri che sui certificati venga riportato proprio tutto sulla pietra che si acquista? «Mondo spesso – osserva il nostro interlocutore, che preferisce l’anonimato “perché si tratta di un settore a rischio” – c’è scritto solo il peso, ignorando altri requisiti indispensabili».
La legge sul diritto di recesso per le telepromozioni prevede che il consumatore entro una settimana possa restituire quanto ordinato ed essere rimborsato. «In genere però – si tratta di importi relativamente contenuti. Perciò quasi nessuno si prende la briga di far analizzare subito il gioiello da un perito o da un istituto gemmologico».
E il trucco continua sul fattore «purezza». «Innanzitutto – aggiungono gli esperti IGI – bisogna partire dalla premessa che nessun diamante è completamente puro, delle piccolissime inclusioni all’interno della pietra sono sempre riscontrabili. Non esistono insomma diamanti purissimi». Eppure è proprio questo il termine che viene comunemente usato da alcuni televenditori campani che così definiscono, rivolti al pubblico, le loro pietre. «Per accertare il livello di purezza – dice l’ex televenditore – occorrono attrezzature e procedure assai complesse. Ecco perché, in genere, di questo delicato aspetto si occupano solo istituti specializzati». E non certo l’ignaro telespettatore. In pratica, quasi mai si può essere sicuri che i piccoli diamanti montato su un anello e definiti in tv «purissimi» lo siano davvero. Di nuovo tutti dal perito? Sarebbe meglio. Anche perché un altro punto importante è il taglio delle pietre, tanto decantato da molti imbonitori dell’etere campano. «Nel caso dei diamanti, il taglio – osserva Pavan – deve avvicinarsi il più possibile alla perfezione delle proporzioni», per conferire alla pietra quella luce così abbagliante che convinse Marilyn a definire i diamanti i migliori amici delle donne.
E le perle? Anche qui, in tv, è facile sentirne di tutti i colori. «L’ultima bufala – commenta il nostro “tele-esperto” – è quella delle perle messe in vendita come oceaniche». «Si tratta in realtà – aggiunge – di perle semisintetiche (create cioè per buona parte in laboratorio, ndr) cui viene affibbiato questo nome nella speranza di renderle invitanti».
Altro articolo che di recente sta spopolando via etere è infine l’orologio. In questo caso niente da dire, in quanto i prezzi, sicuramente a volte interessanti, sarebbero il frutto di azzeccate scelte commerciali. «Ma quando si parla di marche di fama mondiale – conclude l’ex imbonitore – si tratta, nella quasi totalità dei casi, di pezzi usati». Un aspetto importante, se solo si pensa ai famosi Rolex contraffatti che gli stessi concessionari ufficiali della marca avevano, in un primo tempo, preso per buoni.                                                                                                                               

Cosa sono i diamanti? Sono, semplicemente, puro carbonio cristallizzato ad una profondità di oltre 250 chilometri all’interno della crosta terrestre sotto un’inimmaginabile pressione e calore, e portato in superficie dall’azione vulcanica. Sono sicuro che tutti conoscete la torre Eiffel a Parigi e probabilmente siete saliti col suo ascensore. Per darvi un’idea del concetto di pressione necessario per cristallizzare il carbonio in diamante, provate ad immaginare di ribaltare la torre e di piazzare la sua punta sul palmo della vostra mano! I geologi ritengono che i diamanti più giovani si siano formati 800 milioni di anni fa, mentre i più vecchi si pensa abbiano oltre 3,3 miliardi di anni. Questa estrema antichità potrebbe aiutarvi a confrontare il costo dei vostri gioielli con diamanti con quello dei mobili antichi in una nuova prospettiva.

Sebbene i più antichi documenti scritti riguardanti i diamanti risalgano all’800 a.C. (2800 anni fa) si tramanda che l’uomo scoprì per la prima volta i diamanti nel distretto di Golconda in India, intorno al 2000 a.C., 4 millenni fa. Furono però gli antichi Greci che dettero alla gemma il nome “diamante”. Lo chiamarono “adàmas”, che significa l’inconquistabile. Inconquistabile perchè era talmente duro che nessuno sapeva come tagliarlo. E così rimase per circa 2000 anni finchè qualcuno scoprì che si poteva usare un altro diamante per tagliare un diamante, un lavoro molto lento e impegnativo. Un lavoro che usualmente si ripete per ogni singola faccetta del diamante. Perfino con le moderne tecnologie ci vogliono molto ore di lavoro altamente artigianale e molte capacità per tagliare e lucidare le 58 faccette di un diamante taglio brillante da un carato. L’India rimase l’unica fonte di diamanti per 3700 anni fino a che i Portoghesi scoprirono le fonti alluvionali in Brasile nel 1723. Grazie all’associazione East India Company e al commercio con l’India, Londra, in quel tempo, era diventata il centro mondiale del commercio di diamanti grezzi, ereditando questa posizione dall’impero mercantile veneziano. Quindi i portoghesi trasportarono i loro diamanti brasiliani direttamente a Londra. Ma i mercanti londinesi sapevano molto bene che i diamanti potevano arrivare solo dall’India, così rifiutarono i diamanti brasiliani come falsi. I mercanti portoghesi ebbero così la brillante, anche se molto rischiosa, idea, di spedire i loro diamanti in India per essere mischiati alla produzione di Golconda prima di essere mandati a Londra. I londinesi cominciarono così ad accettarli come veri diamanti. Potete rendervi conto di quale rischio rappresentasse in quei tempi spedire queste merci intorno al mondo (incluso il capo di Buona Speranza) fino in India e da lì a Londra. Anche se le nuove scoperte in Brasile destabilizzarono tempraneamente il mercato nel 1725 incrementando l’offerta rispetto alla sola India, l’offerta totale era ancora così limitata che i diamanti rimasero esclusiva priorità dei reali all’ovest e dell’impero Mogol e dei Maharajah nel subcontinente indiano e nell’Asia centrale. Ma è stato solo con la scoperta dei diamanti in Sud Africa nel 1866 e lo sviluppo di De Beers e delle miniere di Kimberley che i diamanti improvvisamente diventarono accessibili alla nobiltà e all’aristocrazia delle più importanti economie mondiali. Al giorno d’oggi diamanti vengono estratti in Sud Africa, Russia, Australia, Brasile, Cina e il Canada ha iniziato la sua produzione mineraria alla fine del 1998.                                                             De Beersdiamanti in AfricaLa produzione di diamanti grezzi è cresciuta di 50 volte nell’ultimo secolo. Nonostante sembri una cifra enorme devo dirvi, per rendere l’idea della rarità di questo affascinante e prezioso dono della natura, che tutti i diamanti tagliati di qualità gemma prodotti nel mondo negli ultimi 4000 anni non riuscirebbero a riempire una stanza di 4,5 metri cubici. Può darsi voi non sappiate che, nel trasformare un diamante grezzo in uno scintillante brillante (gli antichi greci pensavano fossero frammenti di stelle) come quello che molti di voi indossano oggi, la perdita media di peso è di circa due terzirispetto all’originale peso del grezzo.

E’ interessante sapere poi che alcune misure dei diamanti sono più rare di altre. Per esempio di tutti i diamanti tagliati nel mondo dagli artigiani: solo uno ogni 60 è oltre un quinto di carato; solo uno ogni 500 è oltre mezzo carato; solo uno ogni duemila è oltre un carato e solo uno ogni 7 milioni è un diamante di un carato D color puro e cioè di qualità e colore massimi. Questa ulteriore rarità, all’interno di una categoria di beni già rari, spiega perchè il diamante De Beers Centenary (scoperto nel 1988, anno del centenario, di 273.85 carati D/FI) fu assicurato per 100 milioni di dollari! Siate quindi orgogliosi dei diamanti che possedete. Essi condividono la stessa eredità. Mostrateli come un tesoro. Indossateli . E’ un peccato non farli splendere alla luce del soleo di una candela per farti sentire bene e per affascinare chi vi osserva mentre li indossate.

Visto che stiamo parlando di diamanti eccezionali ho pensato che avreste voluto vedere il De Beers Millennium Star Diamond-203 carati, D color puro taglio a goccia, diamante che sara’ una delle maggiori attrazioni del London Millennium Dome per tutto il 2000. Harry Oppenheimer, che e’ nel business da 70 anni e che ha visto meravigliosi diamanti piu’ di chiunque altro, dice che il de Beers Millennium Star Diamond, e’ probabilmente il piu’ bel diamante che lui abbia mai visto. Qui, potete vedere le sue dimensioni nelle mani di Sophie Marceau

Quando nacque il simbolismo romantico legato ai diamanti? E’ difficile a dirsi. Poichè essi sono stati “adamas” gli “inconquistabili” per migliaia di anni, venivano indossati nella loro forma grezza o a singola faccetta intorno al collo, sulle dita o sulle else delle spade dei re guerrieri e degli imperatori come talismano che desse a chi li indossava l’inconquistabilità.

Nel 1477 l’Arciduca Massimiliano del Sacro Romano Impero fece il gesto simbolico di presentarsi alla sua futura sposa Maria di Borgogna, con un anello con diamanti per celebrare il loro fidanzamento. Egli volle mostrare a lei e al mondo che la loro unione sarebbe stata altrettanto duratura quanto il diamante sul suo anello.

Attualmente tre quarti delle spose ricevono lo stesso simbolo di amore eterno dai loro fidanzati per il matrimonio. Certamente, quando la maggior parte delle persone pensa ai diamanti tende a pensare al Sud Africa. A tal punto che fino a poco tempo fa in Cina i diamanti naturali venivano distinti dalle imitazioni sintetiche col nome di “diamanti sudafricani”. Questa convinzione risale alla grande corsa ai diamanti che si scatenò a Kimberley nel 1860, un evento che, più di ogni altro, trasformò il Sud Africa da un economia rurale nel gigante industriale africano. E’ comunque sorprendente che il Sud Africa non è più il maggiore produttore di diamanti tipo gemma, anche se è ancora nei primi tre, ma è stato superato dal vicino Botswana e dalla Russia.

Vi chiederete come fa una azienda sudafricana fondata presso le miniere di Kimberley più di 100 anni fa a dominare tutt’oggi il mondo dei diamanti. Come risposta bisogna andare indietro nel tempo nei primi anni trenta quando Sir Ernest Oppenheimer, allora presidente della De Beers, fondò la Central Selling Organisation (CSO) per portare stabilità all’industria mondiale del diamante che stava soffrendo gli effetti della Grande Depressione. La CSO è la cooperazione tra i produttori mondiali, essa ha mantenuto, negli ultimi 60 anni, stabile e prospera l’industria dei diamanti controllando l’offerta. Sir Ernest si era reso conto che le fluttuazioni di prezzo, che erano accettate come normali nel caso della maggior parte delle materie prime, avrebbe minato la fiducia nei confronti di un bene di lusso come i diamanti.

La politica De Beers è quindi di supportare la stabilità dei prezzi adattando le forniture, per i centri di taglio, alla domanda. Il perdurante successo di questa politica si basa su due presupposti: primo le forti risorse finanziarie dell’azienda, che consentono alla Central Selling Organisation di gestire temporanei esuberi di offerta fino a quando la domanda non aumenta; secondo l’abilità, maturata attraverso un’esperienza e un’intima conoscenza del mercato, nel mantenere una struttura di prezzo per le 14000 categorie nelle quali i diamanti sono classificati e valutati. Questo sistema di marketing beneficia chiunque è nel mondo dei diamanti: le nazioni produttrici, gli importatori e i tagliatori, i gioiellieri e, soprattutto, le persone che comprano e indossano diamanti, la cui volontà di investire una ingente somma di denaro in un prodotto di lusso sarebbe fortemente influenzata dalla volatilità dei prezzi. Uno degli scopi di questo sistema, ed era certamente il principale nella mente di Sir Ernest quando creòla CSO nel 1934, era il fatto che il controllo dei prezzi in un mercato stabile avrebbe protetto l’investimento nelle miniere di diamanti in Sud Africa. E questa rimane una delle maggiori preoccupazioni ancor oggi. De Beers con le miniere di sua proprietà e con quelle delle sue partnership indiamanti-minieraCartina del Sud Africa...producono più del 50% dei diamanti grezzi nel mondo. In Botswana la produzione di diamanti è la più importante attività economica in termini di guadagno sui cambi, e di contributo al prodotto interno lordo. E’ la ragione per cui oggi il Botswana è una delle economie di maggiore successo, non solo in Africa, ma nel mondo.

Ho già detto che il Sud Africa non è più il maggiore produttore di diamanti, sebbene rimanga la maggiore fonte mondiale di diamanti di taglia maggiore come dieci-diamanti-piu-grandi-del-mondo_8295_5 che appartiene ai gioielli della Corona Britannica. Quindi, anche se Big Hole a Kimberley dove la corsa ai diamanti è cominciata, non è niente più che una attrazione turistica, Kimberley stessa rimane il quartier generale De Beers.

Avete un bimbo un po’ fastidioso e pochi soldi per blandirlo a colpi di cioccolate e suonerie per telefonini?

Vendetelo in Nigeria e rifatevi una vita. Tutto perfettamente legale. E non crediate di essere dei mostri. Se volete eccedere c’è anche la possibilità di mandare il piccolo rompiscatole in vacanza in Mozambico, dove ve lo squartano, ne vendono i pezzi di ricambio e vi pagano la vostra percentuale su una banca di vostro piacimento. Esentasse. Già vi vedo con gli occhi increduli: ma che dice sto scemo?

Se non mi credete telefonate allo 001-770-4399809. Risponde il Panaf Nite Club di Doraville, in Georgia (Stati Uniti). L’addetto allo smistamento si chiama Ugo Onyemaobi, ed è uno che non scherza, abituato a scelte impopolari. E’ lui, novello Salomone, a decidere sulla sorte dei pargoli: chi è carino, a prescindere dal sesso, viene affidato ad intermediari per pedofili russi ed arabi. Chi è bruttino, a prescindere dal sesso, è destinato alle guerre d’Africa, alle miniere di diamanti o alla schiavitù in Arabia Saudita. Il Panaf è collegato con una potente organizzazione di nigeriani e liberiani che prospera nelle città di Doraville, Marietta, Stone Mountain e Peachtree City – bei nomi pieni di dolcezza in una terra diretta col pugno di titanio da estremisti cattolici di tutte le razze, divisi in sette apocalittiche da far rabbrividire un mujaheddin.

Le ditte che si occupano della “trasposizione della massa lavoratrice” si trovano soprattutto in Africa: in Nigeria e Liberia, ma anche in Senegal, in Guinea, in Ghana, in Sierra Leone, in Libia. A coordinarle ci sono due gentiluomini d’altri tempi: Eugene Opara (proprietario del Panaf, referente dello stato federato nigeriano di Imo per gli Stati Uniti d’America e segretario particolare dell’ex dittatore liberiano Charles G. Taylor) e Foday Saybana Sankoh, generalissimo del RUF (Revolutionary Unity Front, un’esercito mercenario che difende i comuni interessi libici, americani e russi nei campi di diamanti disseminati tra la Sierra Leone e la Liberia ), che abita in una suite all’Hotel Deux Fevrier a Lomè, la capitale del Togo. Potete vendere i vostri scavezzacolli senza preoccupazioni legali. Se volete eccedere in prudenza, dopo averli consegnati, potete denunciarne la scomparsa all’assicurazione ed alla polizia.

Dato che l’Unione Europea non ha ancora reso obbligatori i chips elettronici iniettati nel collo (ci sono, li fanno una società legata alla famiglia Bin Laden ed una società tedesca fondata dal regime nazista nel 1933), nessuno potrà mai rintracciare il minore. Se sopravvive, avrà imparato una severa lezione sulla vita, le buone maniere, molta disciplina, ed avrà un mestiere sicuro per il futuro.

Se ci sono società italiane che aiutano? Capisco, certo, non siete molto familiari con le lingue straniere… Non è il caso di farne una malattia. A prescindere dal fatto che molti impiegati libici parlano fluentemente l’italiano, c’è una societuccia somala che appoggerebbe l’organizzazione di questi soggiorni di studio per bimbi che rompono. La gestisce a Mogadiscio un cugino di Said Omar Mugne – un vecchio amico di Bettino Craxi, da lui e dai suoi incaricato di portare la pace (a cannonate) e la prosperità (seppellendo materiali radioattivi nelle campagne somale) dell’ex colonia italiana. Non per altro, ma non vorremmo che Berlusconi o chi per lui ci accusino di non aver tenuto conto come si deve, nel pubblicizzare un mercato che cresce, il Made in Italy. Chiedetelo al suo amico Beretta, che secondo la procura della Repubblica di Brescia rifornirebbe (involontariamente) Al Qaeda in Iraq con le pistole dismesse dai servizi segreti italiani.

investire-in-diamanti-intermarket-diamond-businessSostituiamo le parole “il mondo perfetto” con gli “affari perfetti” E per prima cosa, occorre considerare che non potranno mai esistere affari buoni di per sè.

Il Lupo della Groenlandia

Il Lupo Artico, conosciuto anche come Lupo Bianco o Lupo Polare, è un mammifero appartenente alla famiglia dei canidi, ed il suo areale di distribuzione comprende: l’Artico canadese, L’Alaska e le regioni settentrionale della Groenlandia.
E’ una sottospecie del Lupo Grigio (nome scientifico Canis lupus).
Il lupo artico, insieme al Lupo dei Boschi, è l’unica sottospecie di lupo grigio che ancora si può trovare naturalmente nelle sue regioni di origini; questo è dovuto principalmente al fatto che, visto l’habitat particolarmente aspro e freddo in cui vive, l’interazione con gli esseri umani è quasi del tutto assente.
Hanno una lunghezza che si aggira tra gli 1.5 e gli 1.8 metri (con i maschi che sono generalmente più grandi delle femmine), per un peso che, negli esemplari più grandi, può superare i 45 kg.
Sono dotati di un bellissima e folta pelliccia di colore bianco, con la quale si mimetizzano perfettamente con l’ambiente circostante, che gli permette di isolarli dal freddo artico di quelle latitudini. Hanno orecchie più piccole e arrotondato rispetto alle altre specie di lupi: questo li aiuta a ridurre la perdita di calore corporeo.
Si sono adattati perfettamente a vivere nelle regioni dalle condizioni estreme che caratterizzano il loro habitat: possono sopravvivere anche per diversi anni a temperature al di sotto degli 0°C., e sono in grado di resistere fino ad oltre i -20°C; trascorrono fino a 5 mesi all’anno con il buio assoluto; e infine possono resistere senza toccare cibo per diverse settimane.
Come tutte le specie di lupi, anche questa vive in branco, formando gruppi che possono contare dai 2 ai 20 individui.
I membri del branco sono molto legati fra di loro, e si aiutano sia per procacciarsi il cibo (quindi cacciando insieme), si per allevare i cuccioli.
Visto la scarsità delle prede presenti sul territorio, i lupi artici arrivano a coprire un territorio vasto anche più di 2600 km quadrati.
Le prede alla quale danno principalmente la caccia sono i caribù e i buoi muschiati, ma si nutrono anche di foche, lepri artiche e lemming.
In genere in un branco gli unici ad accoppiarsi sono il maschio e la femmina alfa, tuttavia nei branchi numerosi è concesso di accoppiarsi anche agli altri membri.
A causa del permafrost (ovvero del terreno perennemente ghiacciato) non hanno la possibilità di scavarsi una tana, e quindi fanno generalmente uso di affioramenti rocciosi, caverne o di depressioni abbastanza profonde da poter essere usate come tane.
Il periodo di gestazione dura tra i 63 ed i 75 giorni, dopo la quale vengono dati alla luce dai 2 ai 3 lupacchiotti. Il numero dei cuccioli nati è inferiore rispetto alla media delle altre specie di lupi (le cui cucciolate in genere contano tra 4 ed i 5 piccoli); si pensa che questo sia dovuto alla carenza di prede presenti nel territorio.
I cuccioli rimangono con la madre fino ad i 2 anni di età.
La durata di vita media si aggira tra i 7 ed i 10 anni.Lupo Ais

ICE (sarai sempre nel mio cuore)

Ho avuto la grandissima fortuna e sfortuna di avere per un periodo della vita un amico meraviglioso, il Lupo della Groenlandia.

Il lupo artico (Canis lupus arctos), noto anche come lupo polare o lupo bianco, è un mammifero della famiglia dei Canidi e una sottospecie di lupo grigio. Il lupo artico vive nell’Artico canadese e nelle regioni settentrionali dellaGroenlandia.

Caccia[modifica | modifica wikitesto]

I lupi artici, come tutti i lupi, cacciano in branco; predano soprattutto buoi muschiati, ma uccidono anche un gran numero di lepri artiche e di lemming, così come altri animali più piccoli. Una loro preda comune è costituita anche dagli alci; le loro lunghe zampe rendono questi animali più lenti, che, nella neve soffice, possono anche rimanere intrappolati, divenendo quindi vulnerabili agli attacchi dei branchi di lupi. A causa della scarsità delle piante da pascolo, questi animali sono costretti a vagare su aree vaste anche più di 2600 km² per trovare le prede e seguono i caribù in migrazione verso sud durante l’inverno. Un recente filmato di un documentario della BBC mostra che i lupi artici cacciano anche anatre.

Quello in fotografia sopra è identico a Ice, aveva due occhi diversi e addirittura uno dei due aveva 2 colori! Uno azzurro e l’altro metà azzurro e metà marrone! Dico la sfortuna per il fatto che animali che nascono e vivono in territori così ampi, trovandosi chiusi in monolocali poi non c’è da meravigliarsi che possano avere per chi non li cura abbastanza e non li accudisce a dovere poco riguardo e a volte atteggiamenti discutibili! Ice ha avuto prima di me altri due proprietari (chiamiamoli cosi). Il primo lo ha trasportato in Camion dalla Groenlandia per poi essere venduto ad un rappresentante di Pordenone. Chiuso in macchina solo per parecchie ore e fare da compagno da viaggio e di lavoro al suo “amico”. Poi per fortuna di Ice si è deciso a regalarlo ad una famiglia in campagna, a Fossalta, ma non vi dico dove veniva tenuto! Un metro quadro, sotto il sole cocente dell’estate, senza spazio ne ombra! Quando riusciva a spezzare la rete con i denti, correva per kilometri, abitavo in quel periodo nelle vicinanze e parecchie volte è capitato di trovarlo in giardino! Poi lo venivano a riprendere e come al solito gente di campagna poche chiacchiere….Comunque dopo varie fughe un bel giorno sono riuscita ad avvicinarlo, anzi è stato lui a farsi acarezzare, io che ho sempre avuto cani fin da bambina (Pastori tedeschi) mi pareva di toccare un battuffolo di cotone, gli occhi che potevano sembrare di ghiaccio , erano invece molto trisi e dolci! Naturalmente dopo qualche ora di ricerche, arrivavano i carcerieri sicuri di trovare il “loro” cane da me, però questa volta a mia grandissima sorpresa  e stupita dalle parole che mi stavano dicendo, mi sono commossa! Mi regalavano Ice…..(è il nome che gli ho dato io) si chiamava Roki ma mi ricordava Roki 1 Roki 2 ecc…Ice era il suo nome! Non vedevo l’ora che se ne andassero per sempre dalla vita di quel Lupo sfortunato!