USA: la storia mai raccontata

Bye Bye Uncle Sam

5526152“Peter Kuznick ed io abbiamo recentemente finito di lavorare ad una serie tv documentario “La storia non raccontata degli USA”. Lo faranno vedere in Russia sul canale “Pervii”. Il libro è stato scritto dopo il film, e non il contrario come di solito succede. I critici mi hanno accusato diverse volte della distorsione dalla verità, per questo abbiamo deciso di riportare il film sulla carta. Durante la creazione del libro, esattamente come anche della serie tv, abbiamo lavorato con tre gruppi indipendenti, i quali controllavano la veridicità dei fatti scritti. Abbiamo cercato di farlo al meglio possibile.
Abbiamo organizzato la vendita dei libri in tanti Paesi. Sono contento che dopo tutti gli sforzi, siamo riusciti a presentare il libro e il film anche in Russia. I Russi hanno un punto di vista diverso in riguardo agli sviluppi della Prima e Seconda guerra mondiale. Gli Americani non capiscono molto nella storia…

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La nostra condizione di tributari

Bye Bye Uncle Sam

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“I regolamenti dell’Aja del 1907, stabiliscono i criteri dell’occupazione militare non tanto sulla presenza militare in un Paese ma nella sua funzione. Se una presenza militare anche minuscola si assume la responsabilità della sicurezza del territorio (non importa di quale estensione) in cui è stanziata, si ha l’occupazione “de facto”. Le basi degli USA non garantiscono la nostra sicurezza, ma la loro. Non servono i nostri interessi ma i loro e quindi non sono legalmente “occupanti”. Il fatto che si dichiarino basi NATO o facciano riferimento agli accordi di Parigi del 1963 è una foglia di fico che nasconde la realtà: alcune basi italiane sono aperte anche ai paesi NATO nell’ambito degli accordi dell’Alleanza, ma le basi americane più grandi sono precedenti agli accordi NATO e sono state concesse con accordi bilaterali in un periodo in cui l’Italia non aveva alcuna forza di reclamare autonomia; anzi andava cercando qualcuno da…

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Il diritto di restare nella propria terra

Bye Bye Uncle Sam

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“I lavoratori di tutto il mondo rivendicano come proprio diritto prima di tutto quello di restare nel proprio Paese, di modificare e migliorare le proprie condizioni di vita e l’ambiente sociale circostante. Di poter avere un futuro di lavoro, di sicurezza, di pace da condividere con i propri fratelli, gli amici, i propri figli. Questo diritto viene prima di quello di emigrare, perché qualsiasi uomo preferirebbe avere ciò di cui necessita per un’esistenza degna nel luogo in cui è vissuto. Solo dopo questo passaggio, solo quando le condizioni economiche e sociali non spingeranno gli uomini a dover emigrare, allora emigrare sarà realmente una scelta libera, espressione di una vocazione individuale, naturale di scelta. Solo allora emigrare e migrare saranno sinonimi nella nostra lingua.
Da quando la sinistra ha perso i suoi connotati di classe e si è adagiata su posizioni borghesi la sua ottica è diventata quella del cosmopolitismo, che…

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