Aperitivo

Il mulsum, miscela di vino e miele, era la bevanda offerta all’inizio del pranzo romano in concomitanza con la “gustatio” quella che definiremmo la portata degli antipasti. Già in Etruria era conosciuto, apprezzato e ampiamente utilizzato. Gli Etruschi, durante i loro banchetti, bevevano il mulsum, un nettare che si credeva fosse un dono degli dei.

Mulsum Frequentemente i Romani condivano il vino con le più diverse spezie o aromi.
Apicio ricorda di un vino mielato (mulsum), condito con l’aggiunta di pepe perchè si conservasse per essere offerto ai viandanti. L’imperatore Alessandro Severo beveva, ogni giorno, due sestari di vino mielato con il pepe e quattro senza aggiunta della spezia.
Si legge in Macrobio che, per avere un vino mielato gradevole al palato, occorreva mescolare miele fresco dell’Imetto e vino vecchio Falerno. Anche Plinio consiglia di impiegare il vino vecchio, che per sua caratteristica aveva un sapore leggermente amaro, perché quello dolce non si univa altrettanto bene al miele.

Marziale però non è dello stesso avviso perché preferiva gustare il prelibato Falerno senza l’aggiunta del miele. Columella suggerisce, per ottenere dell’ottimo mulsum, di impiegare il mosto derivato dal naturale gocciolamento dell’uva prima che venisse pigiata.
Un condimento abbastanza frequente del vino era la resina (resinata vina) che infondeva nel vino il suo caratteristico sapore. Marziale, però, considera questo vino scadente.
Il vino poteva essere aromatizzato anche con la pece e con la mirra che era considerata, quest’ultima, un ottimo condimento. Infatti Marziale suggerisce, a coloro che bevevano il Falerno caldo, di unirvi la mirra perché ne avrebbe esaltato il sapore.
Columella, Plinio e Palladio insegnano anche come preparare il vino al sapore di mirto, ma non si trattava di un vero e proprio vino “condito” da presentare nei banchetti, infatti Catone lo ricorda, insieme ad altri vini, che venivano preparati a scopo medicamentoso.
Apicio, per condire il vino, ricorda un metodo semplice per gli ingredienti utilizzati. Si trattava di mettervi in infusione dei petali di rosa, bene asciutti, ai quali era stata tolta l’”unghia” bianca e questo procedimento doveva essere ripetuto per tre volte ogni sette giorni. Quando si trattava di utilizzare questo vino: rosatum, bisognava aggiungervi del miele. Se poi al posto dei petali di rose si utilizzavano dei petali di viole, si otteneva il violacium. Sempre in Apicio si legge che il rosatum si poteva ottenere anche prendendo delle foglie verdi di limone che, dopo averle sistemate in un cestino fatto con foglie di palma, dovevano essere messe nel mosto e lasciate in infusione per 40 giorni. Al momento dell’utilizzo vi si doveva aggiungere del miele.
L’imperatore Eliogabalo offriva al popolo vino rosatum o vino mielato, oltre a vino aromatizzato, appositamente sistemato in piscine e in tinozze da bagno. Anche l’imperatore Gordiano II amava bere il vino rosatum come pure il vino aromatizzato dal lentischio, dall’assenzio e da altri aromi delicati. Comunque l’uso di aromatizzare i vini con la resina di lentischio, con la menta o con altre essenze era stato introdotto, per la prima volta da Eliogabalo e sempre quell’imperatore aveva fatto correggere il sapore del rosatum facendovi aggiungere anche un trito di pigne. Lampridio sottolinea che non si aveva notizia che questa raffinatezza fosse stata utilizzata prima di lui.

L’aperitivo nel significato moderno però nacque a Torino con Antonio Benedetto Carpano, che nel 1786 ha inventato il vermut, prodotto con vino bianco addizionato ad un infuso di oltre 30 tipi di erbe e spezie. Da allora la “speciale bevanda” è stata esportata in tutta Europa e successivamente prodotta da Cinzano e Martini&Rossi, divenendo con l’appellativo di “Martini” l’aperitivo per eccellenza, da bere liscio o come base di tanti cocktail come il Negroni o il Manhattan. Si diffuse in diverse città d’Italia negli ultimi anni del 1800 specialmente nei caffè, particolarmente attivi a Torino, Genova, Firenze Venezia, Roma, Napoli, Milano.

Carlo Gancia nella metà dell’Ottocento propose una versione diversa del vernut: il vermut Gancia. Fu l’aperitivo ufficiale della casa reale, la quale concesse l’autorizzazione a usare la formula “Bianco Gancia vermouth dell’Aristocrazia e della Regalità”. Fu usato come veicolo di propaganda anche un messaggero dell’indipendenza e dell’unità come Giuseppe Garibaldi da cui l’aperitivo “Garibaldi” di Gancia.

martini-1 Martini 1vermouth Martini&Rossi   Cinzano bianco...                         L’aperitivo a Torino

L’aperitivo è nato a Torino più di 200 anni fa: nel 1786 Antonio Benedetto Carpano comincia a produrre, in una bottega sotto i portici della centrale Piazza Castello, un vino aromatizzato ottenuto con infuso di erbe e spezie. Da allora, il vermouth è diventato l’aperitivo per antonomasia e uno dei simboli della città di Torino, tanto quanto in Piemonte. Oggi il momento dell’aperitivo è al centro della vita cittadina: dai caffè storici del centro ai nuovi ritrovi in stile lounge sui Murazzi (il lungofiume), si può finire il pomeriggio con un drink accompagnato da stuzzichini a base di prodotti tipici piemontesi come formaggi, salumi grissini, oppure bagna càuda e fonduta in versione light, sono sorte numerose imprese commerciali che hanno esportato questo particolare prodotto in Europa e nel mondo.

Non le effusioni romantiche, non la moda del sexting: se si conducesse un’indagine sugli SMS più scambiati, in Italia vincerebbe il gettonato «ci vediamo per un ape?». Il rito dell’aperitivo è negli ultimi anni un fenomeno di costume tutto tricolore, un momento irrinunciabile per milioni di italiani che, dalle 18 alle 21, si concedono una pausa di relax con gli amici. Eppure l’usanza ha radici ben radicate nella storia del Paese – addirittura ben prima della sua unificazione – e la tradizione è diversa da quel che oggi si confonde con l’happy hour. Come districarsi in questo oceano confuso?

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APERITIVO O HAPPY HOUR?

Si dice aperitivo, si pensa happy hour. Un fraintendimento nato a metà degli anni 2000 nel Nord Italia, quando la moda dell’“ora felice” si è andata via via sostituendo all’aperitivo classico. Una sovrapposizione immotivata, perché i due riti assolvono a funzioni diverse e i punti in comune sono ridotti. La mania dell’happy hour nasce quando, soprattutto in quel di Torino e di Milano, alcuni locali hanno avuto la brillante idea di offrire delle promozioni al termine della giornata lavorativa. Dalle 18 fino alla seconda serata è possibile ordinare un alcolico di proprio gradimento a tariffa fissa, per ricevere l’accesso a un buffet composto da paste, pizzette, salumi, riso, insalate, panini assortiti e molto altro ancora. UNA DISTINZIONE DOVEROSA, PERCHÉ L’APERITIVO PREPARA ALLA CENA, L’HAPPY HOUR LA SOSTITUISCEDiffusosi rapidamente in tutto il Nord, l’happy hour è diventato un vero e proprio sostituto della cena: ci si reca al locale, si mangia un pasto veloce e si è pronti per i successivi balli in discoteca. Non vi è una precisa ricerca del gusto – sebbene sempre più attività propongano pietanze ricercate, piatti etnici, ricette veg, sushi e sashimi – e il rito in sé comprende qualsiasi tipo di bevanda, dai succhi alle bibite gassate, dal vino ai superalcolici. Differente è l’aperitivo in senso tradizionale, un vero e proprio propedeutico alla cena. Si consuma solitamente prima di sedersi a tavola, sia all’interno di un bar o presso il ristorante scelto. L’usanza prevede un blando alcolico a cui sono associati dei semplici stuzzichini salati, salumi, antipasti o la degustazione di piccole porzioni di formaggi tipici: la funzione è quella di predisporre le papille gustative ad assaporare la successiva cena.

LA CLASSIFICAZIONE DEGLI APERITIVI

Prima di addentrarsi nelle specificità regionali dell’aperitivo, è utile fare una distinzione tra le tipologie di alcolico utilizzato:

  • Vini: il ricorso a vini frizzanti assolve alla necessità di stimolare le produzioni gastriche. Si utilizzano bianchi, rosé e secchi – il Prosecco è il più frequente – ma anche Marsala, Porto e Sherry;
  • Bitter e seltz: gli aperitivi più diffusi, solleticano le papille gustative per esaltare i successivi sapori della cena. Spesso disponibili in bottiglia, comprendono Campari, Aperol, Crodino, Biancosarti, Cynar, Rabarbaro, China e Spritz;
  • Vermouth: dalla persistenza sul palato molto forte, si beve nella versione dry con olive per stimolare i sapori amari, oppure rosso con limone per quelli dolci;
  • Cocktail, birre e analcolici: meno diffusi dei precedenti, assolvono al rito ma non a particolari predisposizioni di gusto. Spiccano i cocktail all’anice, le birre bionde leggere o i mix birra e bitter.
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     APERITIVO AL NORD ITALIA

    L’aperitivo nel Nord Italia è stato quasi completamente sostituito dall’happy hour, una tendenza praticamente endemica dalla Valle d’Aosta al Friuli Venezia Giulia. Quello tradizionale permane comunque nei locali più lussuosi delle grandi città oppure come apripista a pranzi e cene nelle occasioni speciali, come matrimoni e anniversari. Nelle città del centro-ovest, in particolare a Torino e a Milano, per l’aperitivo tradizionale spicca il ricorso ai vini o al Prosecco, ma soprattutto a bitter e seltz in bottiglietta: sul territorio meneghino, ad esempio, il Campari non ha rivali. Le bevande sono associate a semplici stuzzichini salati oppure ad assaggi di salumi, ma anche a patatine fritte, cracker o alla tipica bruschetta lombarda. A Torino, invece, non vi sono precise limitazioni: un alcolico accompagnato da tramezzini può essere spesso acquistato a qualsiasi ora del giorno o della notte. Singolare è invece il caso di Brescia, dove al semplice bitter si preferisce il Pirlo: un mix a base di bianco frizzante, seltz e Campari, spesso associato alla degustazione di formaggi delle Prealpi Orobie. In linea generale, il classico aperitivo è ormai relegato alle occasioni formali e può addirittura essere considerato disdicevole qualora il pranzo e la cena fossero fin troppo ricchi di portate. Per la socialità si preferisce di gran lunga l’happy hour, senza alcuna regola precisa sugli alcolici prescelti e con l’intento dichiarato di sostituire il pasto. In tutto il Triveneto domina lo Spritz a base di vino bianco o Prosecco, bitter, acqua frizzante e seltz. In alternativa, molto gettonato è il Mezzoemezzo: originario di Bassano del Grappa, si crea con Rabarbaro e Rosso Nardini, seltz e limone.

  • degustazione-vini Prosecchi                                    bicchiere_vino_rosso     calice di Prosecco
  •   E perchè meno ammiri la parola,
  •  guarda il color del sole che si fa vino
  •  giunto a l’amor che della vita cola       D.Alighieri Purgatoio                                                                                        

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